Star Trek: Discovery – 4a puntata: “The Butcher’s Knife Cares Not for the Lamb’s Cry”

Entrata a pieno titolo nell’equipaggio della Discovery, Burnham indossa nuovamente la divisa della Federazione e si appresta a iniziare quello che, immagino, sarà il suo percorso di redenzione personale. Non prima però di aver letteralmente nascosto sotto il letto il lascito testamentario del capitano Georgiou. Una reazione comprensibile, tutto sommato. Ambientarsi sulla Discovery non sarà facile, e l’ottimo Saru non perde nemmeno cinque minuti per farglielo presente. Poco dopo assistiamo alla prima scena di battaglia in cui il ponte della nave viene finalmente mostrato in maniera più “ariosa” delle puntate precedenti. Nel complesso non mi dispiace, ma continua a farmi strano che su ‘sta benedetta nave ci siano più razze aliene di quante non se ne siano mai viste nell’intera saga. E tutte inedite, tra l’altro.

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Tipo questo bel faccino qui.

La battaglia finisce malissimo, ma ovviamente si trattava di una simulazione. Come ogni capitano della Federazione che si rispetti, Lorca riassume con equità la prestazione dell’equipaggio, incitandoli a fare meglio la prossima volta. Scherzo. In realtà li insulta senza pietà. La sua prossima mossa è portare Burnham nella sua stanza segreta per mostrarle la sua collezione di farfal… armi letali. È qui che Lorca le spiega quale sarà il suo compito: trovare un modo per trasformare il mostrone rinvenuto nell’episodio precedente in un’arma da usare contro i klingon. E sticazzi di comprendere indole, motivazioni e necessità di quella che a tutti gli effetti è una specie sconosciuta. Mica siamo a bordo di una nave della Federazione. Per assicurarsi che Burnham non si lasci distogliere dagli scrupoli di coscienza, Lorca le piazza addosso in marcatura stretta il capo della sicurezza, che chiamerò Signorina Infastidini, vista la costante espressione di una che ha pestato una merda. La suddetta ha pure deciso di chiamare la creatura “Squartatore”, probabilmente perché ha sempre desiderato un gatto.

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“Qualcosa da compensare, capitano?”

Nel mentre, scopriamo che Voq e la sua funerea compagnia di klingon non se la stanno passando benissimo. La loro nave è in avaria, le scorte di cibo si sono esaurite e il wireless prende malissimo. Veniamo pure a sapere che questi klingon non si fanno problemi a darsi al cannibalismo, avendo allegramente pasteggiato con il cadavere del capitano Georgiou. Continuo a pensare sarebbe stato meglio creare una nuova razza di alieni antagonisti, piuttosto che riscrivere i klingon praticamente in ogni aspetto. E già che ne stiamo parlando, dopo quattro episodi posso affermare di trovare piuttosto stucchevoli i lunghi dialoghi “in lingua originale”, non foss’altro che gli attori sembrano sempre annoiarsi a morte, e io con loro dopo trenta secondi. A proporre un piano per risollevare la situazione interviene L’Rell, braccio destro e probabile “love interest” di Voq, che suggerisce di recarsi sul relitto della Shenzhou per recuperarne uno dei processori. Ma non prima di aver accolto a braccia aperte sulla nave Kol, rappresentante di una delle sedici casate klingon che a quanto pare hanno ignorato Voq per sei mesi interi. Sono sicuro la cosa non avrà conseguenze nefaste.

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“Ma mangiarne il cervello… quello va benissimo. Con due gocce di limone è la morte sua.”

Intanto sulla Discovery la situazione si fa assai concitata. Lorca acconsente ad utilizzare il “motore a spore” per accorrere in soccorso di una colonia sotto attacco da parte dei klingon, Corvan II. “Manco per il cazzo,” gli fa presente Stamets, fedele alla tradizione della saga. A differenza di uno Scotty o un O’Brien, però, Stamets decide di puntare i piedi e fa per abbandonare la nave, portandosi pure dietro il pallone. Allora Lorca, che è sostanzialmente il re dei mezzucci, fa ascoltare a tutti una drammatica trasmissione proveniente dalla colonia, facendo leva sulle emozioni di Stamets e del resto dell’equipaggio. La Signorina Infastidini, che si è stancata di aspettare i risultati delle ricerche di Burnham, decide che era passato troppo tempo senza che un membro dell’equipaggio facesse una minchiata, e si fa uccidere dal mostrone nel tentativo di sedarlo e strappargli gli artigli. Non mi mancherà, onestamente. Di lì a poco, Burnham capisce che la creatura è in grado di entrare in simbiosi con le spore, o qualcosa del genere, e convince Stamets a condurla in sala motori perché possa “fare comunella” con il motore. Il piano funziona, e la nave riesce a teletrasportarsi giusto in tempo a Corvan II, sgominare i klingon e sparire del nulla prima che qualcuno capisca cosa sia accaduto. L’animazione del motore a spore mi pare orrenda, ma per il resto è piacevole vedere l’equipaggio che agisce in sintonia per lo scopo comune. Tornato sulla sua nave dopo aver recuperato il processore della Shenzou, Voq scopre che (sorpresa sorpresa!) Kol ha fatto ammutinare l’intero suo equipaggio, compresa L’Rell (o forse no?). Come ogni klingon che si rispetti, allora, Voq sfida a duello Kol per decidere chi è che comanda. Scherzo. In realtà accetta di venire esiliato sulla Shenzhou. La puntata si chiude con Burnham che ascolta il testamento di Georgiou, scoprendo che il capitano aveva deciso di lasciarle in eredità il suo cannocchiale. Che immagino sia stato recuperato in qualche modo dalla Shenzhou. E allora perché lasciare indietro altre parti preziose, tipo un certo processore?

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Stamets, Stamets, ho l’impressione che potresti starmi simpatico.

Tutto sommato l’episodio migliore, per quanto mi riguarda. Per la prima volta non ho avuto voglia di prendere a schiaffi l’intero equipaggio. L’unica che non sopportavo è morta stupidamente, tra l’altro. La curiosità di capire come mai Lorca si comporti in quel modo poco “federale” è ancora forte, e stavolta abbiamo assistito a delle interazioni tra i protagonisti che non si limitassero a guardarsi in cagnesco o litigare, e persino a un paio di momenti in cui si è affacciato un pizzico di humour. I dubbi morali di Burnham nello sfruttare il mostrone per calibrare il motore a spore sono la luce in fondo al tunnel che potrebbe ricondurre la serie sui binari della moralità tipica della serie. Tilly poco presente, ma la scena in cui porta di nascosto le spore a Burnham mostra del coraggio sotto lo strato di timidezza. Certo, su questa benedetta nave bugie e sotterfugi sono all’ordine del giorno, ma nell’attesa di scoprire gli altarini posso tollerarlo. Anche Saru s’è visto poco, ma il suo rapporto con Michael, fatto di alti (pochi) e bassi (molti) continua a sembrarmi promettente. La scena in cui Burnham lo inganna per fargli abbassare la guardia funziona, e ci conferma come la nostra protagonista sia sotto sotto una stronza. Abbiamo poi conosciuto il medico di bordo, che quel per poco che s’è visto mi sta simpatico. Le note dolenti sono quasi tutte per i klingon. Mi ripeto, se devono essere così tanto diversi da quelli che conosciamo, perché non farne una specie completamente nuova? Voq sembra sempre più un inetto, che in sei mesi e passa è rimasto fermo a girarsi i pollici. Se l’idea degli autori è sottolineare la stupidità insita nella fede cieca a un ideale, potevano comunque renderlo un personaggio più stuzzicante. Magari è tutto un punto di partenza per quella che sarà la sua “trasformazione” a opera della famiglia di L’Rell. Voglio sperarlo. Il rapporto tra i due potrebbe pure essere interessante, in effetti, se non fosse che questi benedetti klingon sono complessivamente una pizza mortale. E rendere pallosi i klingon non era un’impresa facile.

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“E la mia fede mi ha portato benissimo, finora!”

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