Star Trek: Discovery – 3a puntata: “Context is for Kings”

Dopo due episodi di “finto pilota”, serviti in buona sostanza a farci capire che la protagonista di Discovery è una testa calda nemmeno troppo simpatica, tocca al terzo episodio, “Context is for Kings”, fare da pilota vero e proprio e presentarci finalmente sia la nave che dà il nome alla serie che il suo equipaggio. Burnham ci finisce dopo che lo shuttle incaricato di trasferire lei e altri criminali subisce un incidente improvviso, culminante nella morte orrenda della pilota del medesimo e in un inatteso salvataggio da parte della Discovery stessa (non brutta, ma perché quegli spazi vuoti nella sezione a disco?). Gli autori ci tengono a farci sapere quanto Burnham sia odiata, per essersi ammutinata e aver scatenato una guerra con i klingon, ma in generale l’atmosfera che si respira sulla nave non è quella ci si aspetterebbe da un vascello della Federazione. In buona sostanza, scordiamoci quel simpatico clima di cameratismo e collaborazione a cui la saga ci aveva abituati. Qui sembrano tutti aver masticato un limone. Fanno eccezione Saru, che è stato promosso a primo ufficiale, e il cadetto Tilly, una ragazza piena di complessi costretta a dividere la stanza con la criminale più odiata della Federazione. Il primo continua a sembrarmi uno dei personaggi più promettenti, forse perché decisamente “sotto traccia” rispetto al resto. La seconda vorrebbe suscitare tenerezza, ma per il momento l’ho trovata più fastidiosa che altro. Devo essere un mostro.

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You and me both, Burnham.

Dal primo momento è chiaro che sulla Discovery siano in corso degli esperimenti segretissimi. Così come è chiaro che il capitano Lorca nasconda più di uno scheletro nell’armadio. In quello che sembra ormai un tentativo sempre più estremo di distinguersi dal resto della saga, ci ritroviamo quindi al cospetto di un capitano della Federazione a cui, almeno apparentemente, la Federazione stessa avrebbe concesso carta bianca per porre fine alla guerra con i klingon, e che in generale non sembrerebbe seguire un codice morale particolarmente rigido. Per motivi non ancora chiarissimi, è stato proprio Lorca a “organizzare” l’arrivo di Burnham sulla Discovery, da cui la domanda: il povero pilota morto male durante l’incidente con lo shuttle era incluso nei costi collaterali? Lorca arriva al punto di assegnare Burnham a una missione difficilissima e segretissima, scatenando le ire di Stamets, un ufficiale scientifico con tutte le migliori ragioni al mondo per arrabbiarsi. Mi sta pure lui sulle scatole, per essere chiari, lui e le sue supercazzole quantistiche, ma nel caso specifico aveva ragione. Ma Saru ci tiene a farci sapere che Burnham è uno degli ufficiali più incredibilmente brillanti nella storia dell’umanità. Al che Stamets deve abbozzare. E pure noi, nell’attesa che Burnham ci dimostri finalmente di essere questa grande cima. Da lì in poi la puntata diventa una sorta di Alien dei poveri, con contorno di astronave fantasma, cadaveri mutilati e distorti orribilmente, inseguimenti confusi, klingon inutili e un mostro preso pari pari da Doom 3. In chiusura, c’è tempo per scoprire in cosa consistessero gli esperimenti svolti sulla Discovery (ammesso ci si voglia fidare di Lorca, ovviamente) e suggellare l’ingresso nell’equipaggio di Burnham.

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“Sssh, fate finta di non avermi visto. Morirò tra un secondo e a nessuno fregherà nulla di far luce sulla presenza mia e degli altri klingon a bordo.”

A rischio di essere ripetitivo, questo terzo episodio di Discovery si lascia guardare senza mai entusiasmare, esattamente come i precedenti. Burnham continua a non piacermi e l’attrice sembra avere due espressioni in croce. E nessuna delle due include un sorriso. Verso la fine dell’episodio cercano di caratterizzarla ulteriormente accennando al suo legame con la madre e di converso ad “Alice nel paese delle meraviglie”, ma anche qui… Proprio “Alice”? Un libro che adoro, per carità, ma pure uno dei più abusati e citati di sempre. E fatelo, uno sforzo! La continuity non trova pace nemmeno in questo episodio, dato che l’esperimento delle “spore magiche” mostrato da Lorca non solo non è mai stato citato in precedenza, ma soprattutto, e per ovvi motivi, è destinato al fallimento o comunque a non avere gli effetti menzionati. Ricordiamoci che siamo, almeno in teoria, a soli dieci anni dalla serie classica. A essere onesto, ho il sospetto tutto si risolverà in qualche strano cataclisma cosmico/temporale che porterà la serie a chiudersi con un “azzeramento” di sorta o una deviazione dalla cronologia ufficiale. Ma per quello è presto. Volendo trovare qualche spunto positivo, devo ammettere di essere curioso di scoprire cosa stia tramando Lorca, anche perché quanto accade sulla Discovery e sotto il suo comando è talmente lontano dagli standard federali che, insieme a molti altri fan, inizio a pensare ci sia dietro la famigerata Sezione 31. E non sarebbe nemmeno male, come idea. Ciò detto, un’intera serie di Star Trek in cui nessuno ride mai e di cui prenderei a schiaffi quattro quinti dei protagonisti non so se riuscirei a reggerla.

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Laggioia.

2 commenti

    • Quel mio commento finale va letto proprio come uno “speriamo non sia tutta così”, sono apertissimo a farmi stupire in positivo da qui agli altri 12 episodi mancanti. Perché in effetti è vero: diverse serie di Star Trek partono un po’ “mosce”. La stessa DS9 che adoro ci mette 2-3 stagioni a carburare veramente, per esempio. Ciò detto, al momento non trovo grossi motivi di “godimento”. Non fa nulla di orribile, ma non fa nemmeno granché per distinguersi o per convincermi di stare guardando effettivamente una nuova serie di Star Trek. Staremo a vedere, non manca molto al quarto episodio. ^^

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