Star Trek: Discovery – 1a e 2a puntata

Premessa di rigore: Star Trek è, con Doctor Who, la mia saga televisiva preferita di sempre. Scendendo più nel dettaglio: la serie classica è leggenda e non si tocca, The Next Generation è quella a cui sono più legato, Deep Space Nine probabilmente la migliore in assoluto, Voyager ha i suoi momenti ma si perde male verso la fine, non ho amato particolarmente Enterprise, anche perché non sono un grande fan dei prequel. Ho trovato guardabile ma inutile il primo film di Abrams, pessimo Into Darkness e sorprendentemente piacevole Beyond, che tra i tre è quello che considero più vicino allo Star Trek che amo. Da fan storico, e per tutta una serie di motivi che non sto qui a riassumere sennò facciamo notte, nutrivo nei confronti di Star Trek: Discovery aspettative bassissime. Sì, il fatto che sia un ennesimo prequel della serie classica è uno dei motivi. Ieri sono finalmente riuscito a recuperare le prime due puntate su Netflix e… beh, non le ho odiate. Non posso dire di averle adorate, nemmeno, ma poteva andare molto peggio.

Screenshot 2017-09-30 16.46.21
Dai, il nuovo Mass Effect non pare brutto.

Andando rigorosamente a braccio:
La protagonista Michael Burnham per il momento non mi ha convinto del tutto. Mi è sembrata sempre un po’ troppo “marcata”, sia quando fa la parte della vulcaniana tutta logica e disprezzo per le umane debolezze (nei flashback, per lo più) sia quando (ed è la maggior parte dei casi) si rivela una testa calda troppo impulsiva. In entrambi i casi, voglio dire, ho trovato il tutto leggermente forzato. Il capitano della Shenzhou, invece, mi ha convinto già di più, per quello che vale. Il resto del cast è non pervenuto, con l’esclusione di Saru e Sarek. Il primo sembra aver diviso molto l’opinione dei fan, ma per quanto mi riguarda gli voglio già bene. Giocandosela con maestria, questo alieno intelligente ma timoroso (un po’ cacasotto, sostanzialmente) potrebbe scatenare interazioni interessanti, nella speranza che le interazioni tra membri dell’equipaggio acquistino maggiore rilevanza negli episodi successivi. Per adesso s’è visto poco a parte qualche conflitto di gerarchia. Sarek, e con lui gli autori, dovrà spiegarci dove aveva tenuto nascosta questa figlia adottiva di cui nessuno aveva sentito parlare in centinaia di film ed episodi passati. Per il resto fa il vulcaniano saggio, esegue la sua bella fusione mentale corredata di “magia” vulcaniana per la comunicazione a distanza, e nel complesso è il classico mentore. Pure qui, vedremo come e se verrà utilizzato in seguito.

Screenshot 2017-09-29 23.25.50
“La Forza sia con te, Harry.”

Tocca poi passare ai klingon, ovviamente il più grosso “elephant in the room” di queste due puntate. Dal punto di vista estetico, sollevano molti dubbi. Armature e design di navi ed armi sono pure interessanti (la nave mausoleo, per dire, mi pare un’idea sfiziosa), ma è proprio l’aspetto fisico che non mi piace per nulla. Tra l’altro ero convinto si trattasse di una “razza” di klingon diversa da quelli a cui la saga ci aveva abituato da TNG in poi. Il concetto di base ha pure senso, se pensiamo che un’intera specie non debba per forza essere tutta uniforme dal punto di vista dell’aspetto. Ma poi vedi che pure i leader di tutte le 24 case di Qo’noS appartengono a questa stessa “versione 3.0” (o sarebbe meglio dire 2.0?) e non puoi evitare di chiederti come si incastri la faccenda nella già travagliata evoluzione del look klingon. Più che altro, questi klingon estremisti religiosi sono prevedibilmente dei tipi esaltati che si prendono terribilmente sul serio. E ci sta. Però storicamente i nostri amici klingon hanno sempre dimostrato di approcciare la battaglia e le relazioni interpersonali con una smargiasseria e una capacità di godersela che non so quanto possa aspettarmi da questi fanatici qua. A un certo punto mi sono immaginato Kahless apparire a T’Kuvma sul ponte della nave per dirgli: “E fattela una risata, guagliò!”. Ah, un ultimo dubbio di continuity e poi smetto: come fa T’Kuvma a possedere la tecnologia di occultamento?

Screenshot 2017-09-29 23.17.54
E pure gli ologrammi.

Già che abbiamo sfiorato l’argomento estetico, è ovvio che Discovery non ci provi nemmeno a integrarsi con il design generale della serie classica, pur precedendola cronologicamente di soltanto una decina di anni. Onestamente, posso farmene una ragione, anche perché dal punto di vista visivo la serie per ora funziona e si vede che ci hanno speso un po’ di soldi. Passando a ciò che effettivamente accade in queste due puntate, c’è zero esplorazione, molti conflitti personali, qualche flashback per approfondire il passato della protagonista… e un bel po’ di battaglie. Scorre tutto gradevolmente fino alla fine, senza suscitare nel sottoscritto né particolare esaltazione né particolare irritazione (a differenza di Into Darkness, se non si fosse capito), ma come pilota di una serie di fantascienza moderna intrattiene il giusto. Se poi riuscirà a diventare veramente una serie di Star Trek è ancora presto per dirlo, non foss’altro che la Discovery del titolo manco s’è vista ancora. Non ci credo, ma ci spero. Poco.

Screenshot 2017-09-29 22.49.53
Miih, gli alieni Daft Punk!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...