X Factor Italia 2017 – Provini, 1a e 2a serata

Oh, uno non può distrarsi un attimo (e restare una settimana senza connessione, tra l’altro) che gli ricomincia X Factor sotto al naso. E sono già in ritardo di due serate, che bellezza. Meglio non perdere tempo, allora, e archiviare subito le novità in seno alla giuria, vale a dire il ritorno di Mara Maionchi e il debutto di Levante, cantautrice di cui non so assolutamente nulla, ma che a pelle mi ispira simpatia. Confermati Agnelli e l’ormai veterano Fedez. Ci siamo giocati sia Soler che Arisa, e onestamente penso di potermene fare una ragione.

Apre le danze Einar. Con le bretelle a penzoloni e un cappellino alla rovescia da codice penale canta All of me di John Legend. Dopo tre note il pubblico già lo adora per motivi che mi sfuggono. La canzone è una di quelle lagne zuccherose un tanto al chilo che piacciono un sacco ai giovani, in effetti, e lui non se la cava male. Ovazione e quattro sì. Segue una band, i giovanissimi Maneskin, che presentano un inedito intitolato Chosen. La Maionchi già li guarda storto perché cantano in inglese. La voce del cantante non mi fa impazzire, ma non credo di odiarli. I giudici sottolineano l’inesperienza della band, ma apprezzano l’impegno. Quattro sì pure per loro. Compreso quello di Agnelli che ci mette mezz’ora a votare nel futile tentativo di creare una suspense che non esiste. Poi però fa presente che il batterista è una pippa.

Nizzil Jimenez si cimenta con Tenco, e sembra una specie di Rita Pavone ibridata con un manga. Due no e due sì per lei. Poi, all’improvviso, il genio. Davide Marchini e la sua “esègesi” dell’inno di Mameli. Come tutti i veri geni non viene capito, purtroppo.  Andrea Verì vorrebbe fare l’amore senza pudore. Siamo in zona Gigione, ma un po’ meno pecoreccio. Camille non sa se considerarsi normale o anormale, ma suona il piano e canta un inedito, Worth it. Il suo timbro non mi piace sempre, la canzone sa di già sentito, ma brava è brava. Quattro sì facili facili. Mariagrazia è tanto caruccia, ma Fedez presagisce un disastro. Il brano è di Amy Whinehouse, e l’esecuzione sembra aver seminato la perplessità tra i giudici. Per Fedez e la Maionchi è ancora presto, Agnelli invece trova abbia talento. Levante confessa di avere un debole per le ragazze con la chitarra, per cui abbiamo qualcosa in comune. Due no e due sì vagamente sofferti.

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Senza pudore, indubbiamente.

I The Noiserz vengono da Napoli e scatta subito la polemicona della Maionchi sul nome in inglese. Levante prova a stemperare, ma la Mara è avvelenata. Il brano è un inedito intitolato 13%, percentuale comunque inferiore al coefficiente di originalità dello stesso. “Siete bravi, che palle,” confessa la Maionchi a cui va riconosciuta l’onestà intellettuale. Four yesses. Francesco, in arte Frank Hitch, canta Light my fire tradotta in italiano. La Maionchi è già pronta a farne il suo idolo nel nome dell’aderenza tetragona all’italico idioma. Peccato sia pessimo e più dalle parti di Pupo che di Jim Morrison. Quattro no di cuore. Noemi è un’artista di strada siciliana e suona un adorabile pianino rosso. Levante piange. Reazione forse eccessiva, ma Noemi è per ora la proposta più personale della serata. Fedez ovviamente ha da ridire, e Agnelli ci mette il carico, pur apprezzando il timbro della ragazza. Il suo voto è quello decisivo, ed è un sì. E allora non farci perdere tempo, su.

Alessandro vuole aggiungersi immediatamente alla lista nera della Maionchi, dichiarando a piena voce il suo nome d’arte: Mister Evil MC. Chiaramente uno che in Overwatch gioca solo Reaper, prendendolo sul serio. E in effetti “Siete già morti, stronzi!” sarebbe una frase perfetta per lui. Va male anche a Carmine e Pierpaolo, entrambi rapper per disperazione di Fedez, ma per fortuna a risollevare la categoria arriva Andrea. Ha un tatuaggio molto significativo, canta un inedito ispirato all’Odissea e in sostanza sembra un tipetto colto.  Il brano è chiaramente un’invettiva contro il padre che ha lasciato la famiglia e mentirei se affermassi mi sia piaciuto. Ma quello che conta è il voto dei giudici, che tra una lacrima e l’altra lo premiano con quattro sì.

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Va’ che scioltezza!

Seguono un paio di gruppi accomunati da un gusto estetico discutibile in materia di make-up, i Getting Louder e gli Smania Guagliuns. Gli Overwaves sono vestiti meglio e non si prendono sul serio nell’eseguire My Heart Will Go On, una delle canzoni che detesto di più in assoluto. Sono terribili tutti e tre, indipendentemente dal look. Il duo The Heron Temple piace di più ai quattro giudici, ma va detto che chi li ha preceduti l’asticella l’aveva seppellita, altro che abbassata. Io ci tengo a precisare di averli trovati soporiferi. Samuel è nigeriano, è chiaramente in Italia per rubare il lavoro ai nostri concorrenti di talent, e ha una voce graffiante che convince i giudici. Poi, per motivi che mi sfuggono, arriva sul palco una Giusy Ferreri sempre citofonatissima e palesemente incinta. Gli autori sperano partorisca in onda, è evidente.

Simone è simpaticissimo e canta Rino Gaetano sfoggiando un invidiabile gioco di gambe. Alessandra si definisce un maschiaccio ed esegue Human di Rag’n’Bone Man. Vagamente anni 70 come esecuzione, per cui non posso che apprezzare. E con me i giudici. Angelo Oliva è un incrocio tra Bruno Lauzi e un parcheggiatore abusivo. Il suo inedito si intitola Vita, e dopo cinque secondi tutti vorrebbero togliersela. Ma Angelo ci crede e non accetta gli si dia dello stonato. Il siparietto che ne scaturisce sarebbe pure sgradevole, ma a uno che dice a Fedez “Tu sei rapper, sai mica cantare?” posso solo voler bene.

Rita ha tre nomi, grossi problemi di famiglia, una voce intensa e un atteggiamento spontaneo. Me ne sono un po’ innamorato, lo ammetto.  Per Fedez dovrebbe tornare tra un anno e trionfare. Che, ammettiamolo, è un modo gradevole per bocciare una persona. Alla fine si accoda anche lui agli altri tre sì, comunque.

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Qualcuno chiami un dottore, presto!

La seconda serata si apre con l’esibizione di Eleonora che ci riporta agli anni 80 di Cindy Lauper. Fa il suo e mi ispira simpatia, ma le vorrei bene già solo per la scelta del brano. Quattro sì vagamente a sorpresa. Kamless è bravo nel suo essere uguale a cinquecento altri cantanti. Quattro sì altrettanto prevedibili. Marco Costanzo si agita come un tarantolato, ma i giudici apprezzano la passione che ci mette. Pure gli Stereotapes raccolgono quattro sì. E anche Mauro, nonostante i capelli a banana degni di una nuova serie di JoJo.

Tien ha l’aria svanita e cinquanta nazionalità diverse, e decide di cimentarsi con Città vuota. Mina può continuare a dormire sonni tranquilli, oggettivamente. Per infierire, Agnelli lo stronzo le chiede di cantare un brano in inglese a cappella, costringendo la ragazza a esprimere tutta la sua prorompente presenza scenica. Mi sta troppo simpatica, non ci posso fare niente, nel suo essere completamente scollata dalla realtà. Più Tien per tutti. Colpo di scena: la fanno passare con tre sì per poterne ridere meglio in futuro. Come se lei potesse fare una piega.

Alex indossa una coppola di gran pregio e una pettinatura esecrabile, ma il suo inedito è stato rifiutato persino dai fuochi di bivacco dei boy scout per eccesso di innocuità. I giudici sono forse troppo severi con lui, ma con quei capelli… Edoardo ha in tasca l’inno ufficiale dei vegetariani, ma i giudici sono dei carnivori inveterati. Valentina è giunonica e solare, ma cantare anche no. Poi tocca a Rossella e… No, niente, passiamo appresso. Lorenzo è elegantissimo e reinterpreta a modo suo Like a virgin. Siamo in zona Bublé, ma il risultato è sorprendentemente meno fastidioso di quanto temessi. I giudici sono forse troppo generosi di lodi, ma visto chi era venuto subito prima, come dar loro torto?

La giovanissima Francesca canta Elton John, è tenerella e sembra un castello di carte sempre a un passo dal crollo. In senso positivo, sia ben chiaro. Quattro sì lisci. Segue il diciottenne Nico, che ha il coraggio di cimentarsi con Prince. Forse ci crede un po’ troppo per l’età e la presenza, ma non si può dire se la cavi male, anzi. È uno di quelli che a pelle vorrei odiare, ma al netto dell’esibizione gli applausi ci stanno. I Belize sono fan sfegatati degli Afterhours, ma non osano cantare un loro brano, bensì Ninna nanna di Ghali (grazie, Wikipedia!). Una noia insostenibile. Agnelli non sa come giudicarli, e chiede loro di eseguire un inedito. Meglio, onestamente. La standing ovation mi pare eccessiva, ma tant’è.

Davide viene dal Ruanda e sembra nu buono guaglione. Ammette di essere un fan di Fedez, ma poi canta Fabri Fibra. E improvvisamente lo detesto. Sarà colpa di Wind, che usa un loop di venti secondi della stessa  canzone come musica d’attesa per le chiamate all’assistenza. Ve l’ho detto che sono stato una settimana senza connessione? Lo bocciano con educazione. Carolina al piano fa molto Tori Amos e tira fuori pure una discreta vocetta. Promossa a pieni voti. Oscar è un pazzo bellissimo, e se avesse cantato la sigla dei Barbapapà pure sul palco avrebbe sicuramente trionfato. Simone ha l’incoscienza di portare gli Iron Maiden a X Factor, e ogni giudizio sul merito diventa immediatamente inutile. Ecco, se non steccasse tanto… Dalila ci crede, ma a parte il look a metà strada tra la Nannini e Iridella non ce la fa proprio. Andrea viene da Napoli, quando parla sembra Pino Daniele e fa il pizzaiolo. A ‘sto punto mi aspetterei cantasse pure Torna a Surriento, ma invece esegue Back at one di Brian McKnight (grazie di nuovo, Wikipedia!). Il pizzaiolo ha il sentimento, si sente. Quattro sì e jamme jamme, ‘ncoppa jamme ja.

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La bellezza non ha bisogno di spiegazioni.

Dopo la Ferreri stasera tocca a Michele Bravi fare un’inutile comparsata. Giusto per ribadire i danni fatti dal programma nel corso degli anni. Si torna ai provini con Gabriele, che l’anno scorso era arrivato ai bootcamp per venire eliminato a sorpresa da Arisa. Porta un inedito e di certo non è una pippa. È anche, a costo di ripetermi, identico ad altri cinquantamila cantanti con chitarella tutti ugualmente carini, intonati e melensi. Ovviamente lo fanno passare, che uno così il disco lo può pure piazzare. Lucilio è un tipo sveglio, ma sembra un Concato poco convinto che si muove a caso sul palco. In compenso sa farsi amare dal pubblico, accusando tutti i maschi di averlo fischiato per invidia del suo innegabile carisma.

Lorenzo fa il pirla con Cattelan per cinque minuti, ma al momento di cantare gliel’ammolla abbastanza. Io però non ne posso nemmeno più di tutte ‘ste canzoni anonime per quanto trasudanti sentimento. Con qualche incertezza dei giudici, riesce a svangarla. Michele ha già le magliette pronte e una stempiatura degna del Peter Gabriel dei tempi dei Genesis, e sarebbe perfetto per una festa di piazza con il suo Ballo del Dudù. Alessio è nervoso e confuso, e ha bisogno degli appunti per ricordare il titolo del brano da cantare. Chiaramente passava di lì per caso ed è entrato pensando ci fosse il rinfresco. Per lo meno due salatini. Gabriele riesce a strappare due sì sfruttando un evidente momento di appannamento mentale di Levante e Mara Maionchi. Si chiude con Luca e un brano di Bruno Mars. Molto bravo ma che due palle pure lui, ecco.

 

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