Non solo Vitoiuvara

È tanto che non lo faccio, ma ci sono anche degli amici che mi hanno dato il permesso di ravanare tra i loro blog per segnalarvi gli articoli che preferisco e postarli in parte qui. Midna e Raiden continuerete a vederli con regolarità nel week-end (se non me ne scordo come questa settimana) ma con gli altri volevo ricominciare a farlo almeno una volta a settimana. Oggi partiamo con due articoli da Outcast e Players.

In questo angolo di mondo, risate e lacrimoni di Andrea Maderna
In questo angolo di mondo è il film con cui si riapre la stagione degli “eventi” dedicati a proporre il cinema (per lo più d’animazione) giapponese nelle sale italiane con uscite circoscritte a un paio di giorni. Esce oggi un po’ in tutta Italia, anche se chiaramente il numero di sale è ridotto, e c’è quindi una certa urgenza di mettere in chiaro due cose. La prima: merita, molto. Se ne avete modo, non perdetevelo. La seconda: la protagonista è originaria di Hiroshima e la storia ha inizio negli anni Trenta. In realtà, per gran parte del film, la guerra rimane più che altro uno spettro pesante sullo sfondo di un racconto che si concentra sulla vita di provincia nel Giappone di quei tempi. Solo che poi viene presa una direzione prevedibile e In questo angolo di mondo non le manda proprio a dire. Non si raggiungono magari i livelli brutali e insistiti di Una tomba per le lucciole, ma diciamo che l’ultima mezz’ora sa essere parecchio tosta. Lo dico a favore di chi si chiede (mi è capitato su Facebook) se sia il caso di portarci la prole. Lo sapete voi meglio di me, come reagisca la prole a determinate cose, ma insomma, qua volano i lacrimoni.

Sbrigate le formalità, passo a parlare in maniera lievemente più approfondita di In questo angolo di mondo, che è veramente un gioiello e trova la sua forza proprio nella decisione di non farne un film che parla strettamente di guerra. Il cuore delle vicende è una storia di formazione che prende il via appunto negli anni Trenta e va poi a intrecciarsi con il coinvolgimento sempre maggiore del Giappone nella Seconda Guerra Mondiale, fino all’apice che sappiamo. La protagonista, Suzu, nasce a Hiroshima ma si trasferisce al di là delle montagne per sposarsi e porta avanti lì la propria storia. Da questo spunto nasce soprattutto un film che racconta la vita di quegli anni nella periferia dell’impero, le usanze, i modi di fare, i rapporti fra le persone, il contrasto fra l’amore adolescenziale e un matrimonio combinato, tanti piccoli tasselli che compongono un’epoca raccontata con dolcezza, umorismo e sentimento.

CONTINUA…

Forse Il Problema Dei Fumetti Sono I Lettori Di Fumetti (E Non L’Hail Hydra Di Cap) di Claudio Magistrelli

Forse avete intuito qualcosa dall’improvviso aumento dei meme con strane battute sui supereroi o la spilla di Watchmen sulle timeline dei vostri social network, o forse non vi siete accorti proprio di nulla, ma la scorsa settimana ha visto la contemporanea pubblicazione di due albi che hanno avuto un impatto decisamente deflagrante sul mondo del fumetto USA e sui suoi lettori. (È superfluo dirlo, ma per parlarne, ovviamente, dovrò addentrarmi in territorio spoiler, perciò se leggete le serie Marvel e DC nell’edizione italiana o più semplicemente non volete farvi rovinare del tutto la sorpresa, l’imminente salto di paragrafo è la vostra ultima occasione per uscirne puliti.)

Lo scompiglio che ha portato di colpo i supereroi ad essere argomento di discussione a scapito dei film è stato causato dall’arrivo sugli scaffali delle fumetterie di Captain America: Steve Rogers #1 e DC Rebirth #1due storie lontanissime sotto ogni punto di vista, stile, toni e contenuti, accomunate tuttavia da una rivelazione conclusiva giunta decisamente inaspettata e dalle conseguenze al momento imprevedibili – almeno in uno dei due casi. Non si tratta di un evento poi così raro, il mondo dei comics si fonda su storie destinate a sconvolgere lo status quo, spesso per un periodo di tempo ben più breve di quanto gli strilli in copertina lascino furbescamente immaginare. Questa volta però il loro verificarsi nello stesso giorno lascia spazio ad interessanti prospettive d’analisi, perché al di là del colpo di scena le due storie colgono in poche pagine – o un po’ meno poche, nel caso di Rebirth con le sue 80 facciate di fumetto – lo spirito guida delle due case case editrici, mentre le reazioni del pubblico raccontano il cattivo stato in cui versa il fumetto USA – ma non solo – meglio di ogni analisi che si concentri solo sui dati di vendita o sugli incassi dei blockbuster.

Cosa succede in queste storie, dunque? Iniziamo da Steve Rogers: Captain America #1, albo che segna il ritorno di Steve Rogers nel costume a stelle e strisce, dopo aver ceduto manto ed alter ego all’amico Sam Wilson. Quella che poteva all’apparenza sembrare una tappa tanto inevitabile quanto scontata, il ritorno del detentore originale nei panni abbandonati, ovvero uno dei topoi più classici della letteratura supereroistica ha invece preso una piega che ha sconvolto generazioni di lettori rivelando non solo che Steve Rogers è in realtà un agente sotto copertura del Hydra, ma che lo è sempre stato, fin dalla tenerissima infanzia.

CONTINUA…

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