Sanremo 2017: Terza serata

Quando Vito mi ha chiesto di coprire una serata del Festival per il blog ho pensato: “Non conosco il 90% dei cantanti che partecipano, e probabilmente quel 10% che avanza mi fa schifo. Perché no?”. Per lo meno questa è la serata delle cover, per cui c’è la vaga possibilità che qualche canzone bella ci scappi pure.

Si comincia con quattro nuove proposte, e immediatamente Tommaso Pini è il mio idolo. Per come s’è conciato, non per altro. Ma il primo a esibirsi è Maldestro, che a orecchio è pure delle mie parti. “Canzone per Federica” non è, a sorpresa, un’ode alla masturbazione, ma una canzone pure gradevole, ma di cui sospetto mi sarò già dimenticato tra cinque minuti. Facciamo quattro. Pini ha il maestro d’orchestra intonato col vestito, ma a occhio non è il nuovo Renato Zero. La Farinacci sdogana la rima “sacrificio-panificio”, ma non sono sicuro che il mondo della musica sia pronto. Chiude Lele. Canta, dice cose. Pini viene eliminato, e pure la Farinacci. Posso andare a dormire, adesso?

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Per sfatare l’opinione di molti che Sanremo sia roba per vecchi, Conti annuncia il Piccolo Coro dell’Antoniano. Che è una roba che piace solo ai maggiori di sessant’anni. A detta dei bambini, la loro canzone preferita di Sanremo è “Che sarà?”, che risale a circa quarant’anni prima della nascita del più grande tra loro. Ha senso. Sembra quasi che debba finalmente iniziare la gara, ma no, prima bisogna perdere altri dieci minuti per trovare due tizi tra il pubblico che si bacino davanti alle telecamere. Poi entra Chiara, che purtroppo non canta i Kiss, ma “Diamante” di Zucchero. Però c’è Mauro Pagani che suona la mandola e il violino, il che rende tutto migliore. Non faccio in tempo a chiedermi che ci faccia Neil Gaiman sul palco, che scopro che si tratta di tale Ermal Meta, che affronta “Amara terra mia”, ma senza il pathos di Modugno. Poi mi distraggo un attimo e mi pare sia entrata una voce femminile a duettare. Invece è sempre lui.

Lodovica Comello s’è fatta le spalline del vestito con due tovaglioli del servizio di nonna. Però con “Le mille bolle blu” ci sta, tutto sommato. L’esecuzione è rispettosa, e lei tiene bene il palco. Al Bano purtroppo lo conosco, e secondo me è così spocchioso che potrebbe cantare una sua canzone. Invece canta la solita “Pregherò”. Il problema con Al Bano, a parte il fatto che mi fa cacare, ovviamente, è che ogni volta ho paura che gli scoppi una vena sul palco e ci resti secco. Niente da aggiungere: orribile come sempre. Piuttosto vorrei che ci unissimo in un abbraccio di solidarietà per il chitarrista che deve fare l’assolo mentre si esibisce Al Bano.

Non faccio in tempo a meravigliarmi del fatto che stiano andando inaspettatamente spediti, che la De Filippi decide di invitare sul palco una novantenne che ha fatto nascere migliaia di bambini. Tipo che passava di là, perché non farla salire? Dopo la pubblicità ci tocca invece la storia edificante dell’orchestra nata dalla spazzatura. C’è speranza che anche da Sanremo possa nascere qualcosa di buono, allora. Io farei suonare questi qua fino alla fine della puntata, ma i miei sogni vengono infranti dalla Mannoia, scollata oltre ogni contatto con la realtà, che si cimenta con un brano di De Gregori. Il risultato è esattamente quello che vi immaginate.

All’ennesima interruzione, in questo caso di un loffissimo Crozza, la mia voglia di vivere inizia a scemare ancora più rapidamente. Il senza dubbio famosissimo Alessio Bernabei rende omaggio a Edoardo Bennato, ma visto il risultato io a Bennato non glielo farei sapere. Diciamo che quando hanno distribuito il carisma lui si stava sistemando le sopracciglia. Paola Turci è elegantissima e canta “Un’emozione da poco” con innegabile mestiere. Purtroppo per lei, lo Zingaro ha spostato l’asticella troppo in alto.

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Mika mi sta simpatico, e l’esibizione è coloratissima. A partire dalla sua faccia, che sfiora il rosso pompeiano nelle note più alte. Per fortuna, dopo la pubblicità si torna a intervistare vecchie. Che cantano pure meglio di diversi big, a dirla tutta. Sicuramente meglio di Gigi d’Alessio, che sceglie di uccidere “L’immensità”. Pure Francesco Gabbani si cimenta con Celentano. Fa le facce buffe, ma l’arrangiamento smorza quel minimo di carica ironica che ancora ancora c’era. Masini canta “Signor Tenente” di Faletti, perché lui “maiunagioia” ce l’ha tatuato sul DNA. Zarrillo amo sempre ricordarlo per i Semiramis, ma lui preferisce cantare una roba noiosa di Miguel Bosé. Elodie, che tanto per cambiare non conosco, ci canta, in maniera abbastanza anonima, “Quando finisce un amore”. Quando finirà questa puntata di Sanremo non è dato ancora saperlo, purtroppo.

Sul palco ci sono la figlia di Alain Delon e la nipote di Jean Paul Belmondo. O forse sono la nipote di Delon e la figlia di Belmondo. Per fortuna, potremo tornare a sbattercene il cazzo tra due minuti. Samuel ha preso la giacca in un negozio di passamanerie, e fa una cover di una cover. Purtroppo per lui “Nights in White Satin” è una canzone che adoro. Non conosco la cover dei Nomadi, ma sono abbastanza sicuro non fosse orribile come questa versione. Sergio Sylvestre è accompagnato dai Soul System, per cui ha già vinto, per me. E porca paletta, abbiano dovuto aspettare mezzanotte per vedere un po’ di voglia di vivere sul palco. Ci pensa subito Fabrizio Moro a ucciderla, state tranquilli. Si chiude la serata cover con Michele Bravi, che si cimenta con “La stagione dell’amore”. Troppo giovane per vendermela come si deve, ma oh, è l’ultimo e solo per questo non riesco a odiarlo.

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Ovviamente la puntata è ben lungi dal finire. Ci tocca ancora la sfida tra i big che rischiano l’eliminazione. Ma prima c’è da perdere tempo con Luca e Paolo. Le mie sinapsi iniziano a spezzarsi come vecchi elastici, per cui le esibizioni dei big a rischio si mescolano in una massa amorfa da cui emergono pochi dettagli vagamente a fuoco. La giacca di Raige, gli occhi della Atzei (e pure il resto, ammettiamolo), Massimo Boldi che anela l’eutanasia (ma quella forse era la pubblicità), la palla di pelo che la Ferreri deve avere in gola per cantare così… e poco altro. Le mie palpebre già crollano nel momento di scoprire che per le cover Masini è terzo, la Turci seconda e Ermal Meta primo. Dovrà dividere il premio con la sua voce femminile. Ebbro di sonno, non riesco a capire se l’ultimo ospite sia una donna o un uomo, ma canta un brano piacevole, e ha una discreta voce. Almeno credo. Nel continuo cincischiare di Carlo Conti leggo un odio profondissimo nei miei confronti, ma ormai ci siamo. Salvi Clementino, Atzei, Ferreri e Ron. Eliminati Nesli + Paba e Raige + Luzzi. Vado a dormire, ma non prima di aver stilato la lista dei favori sessuali che Vitoiuvara dovrà farmi per sdebitarsi.

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