MasterChef Italia 6 – 3a e 4a puntata

L’ultima tornata di “provini” si apre con Gloria, giovane barista che ha preparato una zuppa di pesce in vasocottura, e ha fatto pure il pane. Joe non è convinto che abbia la grinta necessaria per farcela, ma la promuovono comunque con quattro sì, per mandarla via e potersi finalmente scofanare il suo piatto in tutta tranquillità. Alain suda tantissimo, ma non è per la tensione della gara, ma perché il suo ruolo di perito assicurativo lo espone a continui rischi di attentati alla propria vita. A sua detta, per lo meno. I giudici sono persone comprensive, e lo prendono allegramente per il culo sulla cosa, pur promuovendo i suoi ravioli di capriolo con quattro sì.

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Ho visto cavallette stare più composte a tavola.

Va decisamente meno bene a Jisley, col suo piatto ispirato a Cannavacciuolo che Bastianich definisce pietosamente “una merda”, al rapper Foggy Mind, che se rappa come cucina probabilmente Fedez può dormire sonni tranquilli ancora a lungo, e a Beatrice, che si definisce la regina delle polpette, ma evidentemente non ha “un discorso ineccepibile” sull’argomento, per cui viene bocciata pure lei.

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“Non sarò fico come Cracco, ma con distacco del mio piatto c’è da andare fieri. Barbieri, non ripetere il solito canovaccio, se non faccio fatti lo chef Cannavacciuolo sa che non c’è dolo nei miei piatti, e anche se per Joe il mio flow è un po’ low non ditemi di no, che ci spero più di un po’…” Dai, facevo meglio pure io.

Marco è amministratore di una casa di moda, e si ispira a un celebre chef giapponese, Nobu. Si ispira nel senso che gli copia una ricetta, ma la sua attenzione alle materie prime gli fa guadagnare comunque l’approvazione di Barbieri. Bastianich, come sempre, è più interessato a parlare con lui dei suoi problemi con le donne. Cracco non si esprime, ma alla fine è l’unico a votare no, perché a suo parere a Marco non gliene frega una mazza di MasterChef. Figuriamoci allo chef Nobu.

Daniele è un geometra calabrese, disoccupato e casalingo. Barbieri lo prende in simpatia perché ha scelto un ingrediente, il gattuccio, meno comune. Joe non apprezza che il piatto sia un po’ troppo acquoso. Cannavacciuolo si limita a criticarlo perché non s’è stirato bene la camicia. Tre sì gli permettono comunque di andare avanti. Stessa sorte fortunata anche per Claudia, la regina delle tagliatelle (con l’unica, fortissima opposizione di Cannavacciuolo, a cui proprio non scendono giù le tagliatelle al cacao di Claudia), Daniela, che prepara finalmente un dolce, e Mariangela, che ha il sogno di combinare cucina, pittura e teatro. Tipo che entri, ordini un piatto e devi aspettare che lo dipingano durante una rappresentazione in tre atti.

L’ultimo a proporre la sua creazione ai giudici è Michele, che si definisce una persona solare. Pregio importante, quando per lavoro fai il rappresentante di bare. Probabilmente ne ha già piazzata una a Cannavacciuolo, nel caso gli andasse male il provino. Gli va bene, invece, nonostante il no di un Bastianich chiaramente scaramantico.

Quello che viene dopo è una serie di prove che servono a decimare i sopravvissuti fino a salvarne solo una ventina, che ovviamente parteciperanno alla gara vera e propria. Non ci provo nemmeno a riassumere il tutto fedelmente, vuoi perché sarebbe noiosissimo, vuoi perché credo che tra i concorrenti ci siano venti Marco e una mezza dozzina di Michele, per cui dovrei mettermi a specificare Marco 1, Marco 2, Marco tizio e Marco caio. E non ne vale la pena, visto che alla mattanza sopravviveranno in pochissimi.

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Dicesi “Impiattamento in stile megalitico”

La prima prova, spiega Barbieri con la giacca della domenica, è destinata a coloro che sono passati con soli tre sì su quattro, e consiste nel fare il purè. Le cose si fanno più serie con la prova successiva, in cui i concorrenti vengono divisi in file, assegnate due alla volta a un giudice diverso, a cui corrisponde anche un diverso metodo di cottura. La frittura per Cannavacciuolo, la griglia per Bastianich, la cottura in umido per Barbieri e la cottura con lo sguardo che infiamma i cuori di Cracco. In alternativa, quella al vapore.

Mentre i concorrenti si affannano per 35 minuti, i giudici si vantano ognuno di avere il metodo di cottura più difficile e traditore. Questo perché tirare fuori i peni e misurarseli non è consentito sulla tv in chiaro. Alla fase del giudizio, ogni concorrente può venire spedito a casa per direttissima, obbligato a restare per una prova ulteriore o promosso direttamente alla sfida vera e propria. Tra quelli che ricordo un minimo non ce la fanno né Gianni né la regina delle tagliatelle. Si salvano solo un paio di Marco, fortunatamente. L’ultima prova, per sancire chi occuperà i restanti otto posti disponibili, consiste nel fare il pesto. Non ce la fa Carlotta, che mi faceva tenerezza, mentre si salva Alain, con sommo dispiacere dei sicari della mala che adesso dovranno andarlo a cercare nella cucina di MasterChef. Speriamo che dalla settimana prossima (che poi sarebbe da domani sera, ma facciamo finta di non essere in ritardissimo) le cose si facciano un minimo più interessanti, anche se al momento di personaggi promettenti non mi pare di averne scorti.

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