MasterChef Italia 6 – 1a e 2a puntata

Inizia con i quattro giudici che giocano a briscola in treno questa nuova edizione di MasterChef. Cannavacciuolo sembra Troisi che spiega a Leonardo come giocare a scopa, con Bastianich nel ruolo di quello che non capisce. L’idea geniale della produzione è quella di far arrivare centocinquanta concorrenti alla stazione di Milano, e rimandarne subito a casa per direttissima un terzo. In regionale.

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“Pe’ terra ci sta: settebello, asso di danari, otto ‘e spade. Tu in mano tieni otto di bastoni. Che pigli?”

La prova che sancirà chi siano i cento fortunati consiste in una sorta di Mystery Box “a crudo”, che chiede agli aspiranti chef di improvvisare un piatto con i seguenti ingredienti: orata, scalogno, ananas, rapanelli, lamponi, sedano, pomodoro nero e, in un escalation di WTF, polline secco e foglie di siso. O forse è shiso, che a cercare siso su Google non trovo nulla di commestibile. I concorrenti si cimentano come meglio possono, e subito dopo i loro piatti vengono giudicati, irrisi e dileggiati dai giudici. Per cinquanta persone è già il momento di apprezzare di nuovo le comodità di Trenitalia. C’è chi la prende bene, chi la prende male, chi dice di non essere stato capito, perché troppo concettuale. Ce n’è sempre almeno uno, di quelli.

Ha poi il via la classica fase preliminare a cui siamo abituati, coi concorrenti rimasti che devono cercare di strappare almeno tre sì ai giudici con il loro piatto. La prima è Giulia, loquace trentenne esperta di tagliatelle e con qualche problema con gli uomini. Bastianich sarebbe il suo tipo, ma non è sicura di quanto sia peloso. Cracco la rassicura che se sull’attico la moquette è sparita, nel resto dell’appartamento è bella alta. Il suo piatto convince pienamente solo Barbieri e lo stesso Bastianich, mentre strappa un sì di misura a Cracco. Cannavacciuolo è geloso, perché sa di avere più peli di Joe, e vota no, accusando subito dopo i suoi colleghi di essere troppo buoni. E siamo ancora al primo concorrente.

Segue un adorabile trittico di personaggi al confine tra l’incoscienza e l’idiozia, composto da Riccardo, che presenta un piatto che non ha mai cucinato prima, Sara, che giudica la sua ricetta geniale, ma ammette candidamente di stare là senza un motivo e di non avere mai nemmeno seguito granché il programma, e Paolo, fierissimo del suo risotto al sushi con riso marinato nella salsa di soia, che al solo nominarlo Gualtiero Marchesi ha percepito un’interferenza nella Forza. Chiude la preparazione grattugiando del salmone sul piatto, e secondo me, se gliene avessero dato il tempo, ci avrebbe pure rigurgitato sopra dell’alga nori per guarnizione. Intanto Riccardo ammette che il suo piatto non piace nemmeno a lui, e Sara chiude in bellezza buttando del caffè senza troppa convinzione sul suo. In pratica quella mattina si stava annoiando, e invece di andarsene, che ne so, a fare shopping, ha deciso di venire a Milano per farsi mandare a quel paese da Bastianich & Co. Non mi sembra il massimo, come hobby, ma tant’è…

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L’han trovato dopo mezz’ora e stava ancora così.

Roberto ha una pettinatura improponibile, ma i suoi passatelli con crema di squacquerone e “aria di rucola” piacciono a tutti e quattro i giudici. Il suo sogno è mettere su un ristorante in cui sono direttamente i clienti a cucinare. Bastianich si commuove a parlare con lui, ma chiaramente non è perché Roberto è un bravo ragazzo che ci tiene a fare bene, ma perché avrebbe voluto pensarci lui per primo al ristorante in cui la gente paga per cucinare. Marco viene da Angri, ma per qualche motivo sul suo “Sapori della mia terra” ci ha messo lo speck. I giudici sviluppano un’immediata sfiducia nei suoi confronti, e gli chiedono se sappia effettivamente cucinare. Lui ammette candidamente di non saper sfilettare le quaglie. Secondo me non sa nemmeno disossare i funghi. Bastianich finge di volergli dare una chance di provare la sua cultura culinaria, e gli fa una mezza dozzina di domande. L’esaminando non sembra aver studiato, però. Il suo cantante preferito è Gigi Finizio, e a quel punto la bocciatura mi sembra non solo inevitabile, ma pure meritata. Così, a prescindere.

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Però al gioco dei mimi poteva avere qualche speranza.

Carlotta è un futuro avvocato, ma onestamente non potrebbe odiare di meno la cosa. Si dichiara troppo timida, e il fatto che non riesca nemmeno a guardare Cannavacciuolo in faccia ne è la riprova. Con Cracco probabilmente va a un passo dallo svenimento. Poi ammette di odiare quando gli altri la prendono in giro, per cui i giudici, simpatiche canaglie, decidono di fingere di bocciarla con quattro no. Poi la richiamano prima che la poverina scoppi in lacrime. È così che nascono i serial killer. Seguono tre concorrenti promossi al volo: Loredana, Marco e Cristina. Poi è la volta di Antonio, fan del “visual food”, che s’è portato dietro un disegnino su carta millimetrata per comporre il suo capolavoro. Nella sua testa dovrebbe essere una Cappella Sistina di piatto. Invece finisce con i giudici che ci giocano come con i LEGO, pigliandolo amorevolmente per il sedere.

La seconda puntata si apre con scene di gente che piange già prima di cominciare. Michele non piange, ma la sua insicurezza lo rende rapidamente vittima degli attacchi dei giudici. Cracco gli urla in faccia, Bastianich non gli dà il tempo di rispondere, Cannavacciuolo gli dà dello sfigato e del cadavere. Però alla fine lo promuovono con tre sì, perché in fondo sono dei simpatici mattacchioni. Bastianich no, lui non ne vuole sapere niente e gli fa un ultimo cazziatone per chiudere in bellezza. Alves è un’insegnante in pensione dalla prorompente capigliatura. Ma Joe è un gentleman e non fa battute sui suoi capelli. Si limita a darle della vecchia e a chiederle cosa ci faccia in mezzo a tanti giovani. Il suo piatto è orribile alla vista, ma buono al palato. Passa con tre sì e una spettinata violenta di Cannavacciuolo.

Gianluca ce lo ricordiamo dall’anno scorso per la sua inarrestabile parlantina. Quest’anno pare gli abbiano rubato la borsa in stazione, per cui è costretto a chiedere in prestito praticamente qualsiasi cosa agli altri concorrenti. I giudici sono più gentili rispetto all’edizione precedente, e non lo mollano sul posto prima che abbia finito. Ma lo bocciano lo stesso. Io lo ricorderò sempre con affetto per aver pronunciato una frase bellissima come: “Barbieri ha un discorso sulle polpette ineccepibile”. Poeta incompreso.
A seguire, quaterna di promosse a pieni voti o quasi, composto da Barbara, Maria, Vittoria e Margherita.

Valerio si muove come il Molleggiato dei bei tempi, ma la sua passione per la cucina è vera e ne porta i segni sul corpo dal giorno in cui decise di leccare un frullatore a immersione. Quattro sì per lui. Gianni è simpatico, abbronzato, un po’ paraculo, e (come Joe non manca di fargli notare) non più giovanissimo. Il suo piatto di ravioli non è il massimo, ma Bastianich gli propone una scommessa: giocarsi il tutto per tutto con un uovo in camicia. La regia tenta invano di creare un minimo di suspense su questa cosa, ma comunque Gianni ce la fa.

Luca presenta una ricetta chiamata “Atomo”, siringando roba a caso su un piatto. Vito produce un risotto alla fragola con miele che sembra un incrocio tra una torta gelato e del cibo per gatti un po’ hipster. Il piatto di Lorenzo non so cosa sia, ma mi ha fatto venire un magone che nemmeno le feste di natale, con quei tre piccoli menhir di roba non identificata circondati da pezzetti di piadina. Inutile aggiungere che tutti e tre vengono bocciati con grande disonore.

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Acquolina a fiumi, guarda.

Antonella è una ragazza semplice che sogna di comprare un mulino. Cracco ha qualche dubbio sulla sua capacità di sopportare la tensione della gara, ma alla fine la promuovono. Si chiude con Gabriele, architetto dalle molte idee, ma tutte confuse. Finché non lo fanno parlare è tutto apposto, altrimenti ti fa venire voglia di assegnare la costruzione della tua casa a qualcuno di più affidabile, tipo il porcellino della casa di paglia. Però il suo piatto è cotto bene, e con tre sì Gabriele la svanga lo stesso.

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