I cinque grandi difetti di Westworld

Torna la rubrica di maggior successo di questo blog, quella più insultata almeno. Dopo Breaking Bad e The Bing Bang Theory, oggi tocca a Westworld. Ovviamente è un articolo spoileroso, pussate via se non volete rovinarvi le sorprese.

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Robot sì, robot no.
Allora, la gente va nel parco per bombarsi le giovini e picchiare i vecchietti e fin qui non c’è niente di male. E non fate gli schizzinosi o controlliamo la vostra cartella preferiti del porno. Quello che non si capisce nel corso della serie è come si possa distinguerli dagli esseri umani veri. Non è che arrivi nel parco e va bene se ti stupri la vicina di casa, deve comunque essere un robot. Ma se distinguere i robot è così facile, perché Bernard riesce a infilarsi nelle mutande della compagna senza farle venire alcun dubbio? L’unica spiegazione è che lui sia un modello più nuovo, probabilmente unico, ma è comunque abbastanza ingiustificabile che sia riuscito a costruirlo da solo il vecchio rincoglionito nel suo laboratorio di 35 anni fa. Cioè, al massimo ci gira Windows 95 su quei computer.

Divertimento .
Mettiamo anche il caso che la cosa regga: Hopkins è un fenomeno e con il didò riesce a fare delle facce credibilissime. Ma allora c’è un’altra questione discutibile anche affrontata nel corso della serie: se riconoscere i robot è facile, infatti, come può essere divertente tutta la parte narrativa? Ok per gli stupri e la violenza, ma il resto si riduce a giocare agli indiani come si faceva da bambini: pum pum pim pum pam. È tipo i laser game ma senza punteggio finale, non ci si divertirebbe nemmeno mia madre. Perché le pistole saranno caricate a salve, ma le frecce? Sono tutte di gomma? E se sì, il William giovane che cazzo si scappa tutto preoccupato con 4 scemi che gli tirano dietro le frecce con le ventose? Ma poi me li immagino gli ispettori della sicurezza con tutti quei coltelli in giro per il parco, manco in Italia elargendo mazzette generose te lo farebbero aprire mai.

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Sicurezza.
Ma passiamo alla questione sorveglianza e sicurezza del parco. Gli ospiti pagano un sacco di soldi (poi ci torniamo) ed è giusto che vengano tutelati e infatti c’è tutta una squadra di uomini armati che passa la giornata di fronte a una mappa tridimensionale e che si accorge di ogni piccola anomalia. Solo che col cazzo, a parte che non si accorgono nemmeno quando un robot spacca la vetrina di un laboratorio al piano di sotto, ma nel parco è pieno di robot che improvvisamente se ne vanno per cazzi loro, sbinariano di brutto dalle storie originali senza umani a seguito e loro muti. Perché mica puoi saperlo che gli passa per la testa a un robot che abbandona la sua storia eh, una controllata gliela darei sempre. E diciamolo, lasciarsi in garage un’armata di robot difettosi che puoi attivare solo con l’app di un’iPad è lo stesso discutibile. Anche assumere due deficienti che alla zoccola nera gli danno il potere di fare TUTTO è una pessima idea, siamo d’accordo, ma basterebbe mettere in piedi delle procedure base di verifica e controllo per impedire che facciano danni. Ma a Westworld i dipendenti se la vivono bene, tipo in qualche startup hypster della Silicon Valley con i cabinati arcade in sala mensa, e infatti in ogni angolino dei laboratori c’è qualcuno che si bomba un robot per divertimento.

Prefazione lunga.
Non sono un amante delle narrazione lente, questo è vero, ma tutto sommato mi è piaciuto parecchio The Young Pope quindi non è nemmeno un problema che non posso superare. In Westworld, però, non succede davvero nulla di interessante per ore. Ma tipo che in un puntata hanno aperto una scatoletta di tonno e ho esultato come per un twist esagerato. Riassumendo: Hopkins vuole la narrazione vera e quindi la guerra; William vecchio vuole emozioni vere e quindi la guerra; i robot vogliono vendicarsi e quindi la guerra e allora perché a noi spettatori è toccata una lenta e noiosa partita di bridge tra casalinghe annoiate? La sensazione è che tutto servisse da prefazione alla seconda stagione col risultato di aver annacquato in dieci puntate quello che poteva tranquillamente stare in tre.

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Aspetto economico.
Non per fare i conti in tasca a nessuno, ma io gestisco un’azienda e mi sono spesso chiesto se sia possibile tenere in piedi una baracca del genere. E no, la risposta è no. Anche facendo pagare milioni ad ogni singolo ospite (e abbiamo visto che dai treni arrivano anche famigliole pezzenti con bambini) è impossibile sostenere le spese per tutta quella gente nei laboratori e uffici. Che solo per rimettere in piedi i robot squarciati ci vuole un sacco di tempo, poi c’è il vecchio che ti smonta e rimonta le montagne, poi c’è la sicurezza (che sono pippe, ok, ma le paghi) con un esercito di uomini armati, poi c’è da pulire tutti i vetri (ci sono un casino di vetri nel centro e sono puliti, solo di donne delle pulizie è un disastro) e infine devi pure progettare storie nuove (vedi i samurai) e testare robot non dimenticando di spendere per la progettazione e il miglioramento degli stessi. Economicamente avrebbe più senso aprire un’edicola senti.

No su tutta la linea quindi anche se la guerra è finalmente arrivata (c’ha messo quasi quanto l’inverno) e un minimo di curiosità per la seconda stagione me l’ha lasciata.

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