Kalevala tra Rete, Bolle e Radio di Patate

Marco Pecci incontra Daniele Zoncheddu e Simone Casula dei Kalevala h.m.s., un’interessante band italiana che ha appena finito di mixare il suo ultimo lavoro al Dudemusic di Correggio (RE). Ci lasciano anche due brevi estratti in anteprima assoluta delle loro registrazioni.

-Kalevala, un gruppo che spazia tra diversi generi musicali. Voi come vi definite?

DZ: Siamo una band rock con influenze prog e metal, che attinge anche alla musica tradizionale . Anni fa ci definivamo folk metal, ma poi il genere folk metal ha preso forma ed ora viene associato con band che hanno un sound molto diverso dalla nostra , voce in growl, eccetera…

-Quale é la vostra storia?

I Kalevala sono cresciuti lentamente e sono sulla scena da più di 15 anni, abbiamo pubblicato un’Ep , “Worlds’ End Inn” e 2 Full Lenght, “Musicanti di Brema” e  “There and back again” , un live unplugged , “Quinze Marins” e abbiamo fatto molta esperienza live specialmente sui palchi del nord Italia ma anche oltralpe. Nel 2014 abbiamo pubblicato con SELF un live comprendente un cd con cover inedite e un DVD live, “Tuoni, Baleni, Fulmini”.

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Il nostro suono era in partenza il mix tra una base classicamente hard rock e strumenti acustici come flauto, fisarmonica e violino. Suono e arrangiamenti sono poi evoluti in qualcosa che ha un marchio tipicamente nostro, meno classico.

-Ho ascoltato i brani dal vostro ultimo lavoro e i testi sono molto interessanti.

DZ: Questo lavoro è nato dal nostro incontro con Giovanni Amighetti, che ha collaborato come produttore artistico. Ci ha fatto subito notare che la nostra musica poteva essere definita “europea”, nel senso che è legata alla musica tradizionale di questo continente, dalla musica italiana alla musica celtica , fino a Morricone e alla musica Yiddish e Rom . Così abbiamo deciso di dedicare questi nuovi pezzi  al tema dell’europa, dei muri , delle frontiere e dei suoi peccati originali nei confronti del resto del mondo

– Ma come mai le principali città europee stanno cadendo?

DZ Abbiamo immaginato un’Europa distopica, un crollo del nostro stile di vita e dell’idea di democrazia occidentale, generato dalle sue ipocrisie di fondo.

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Simone Casula, voce

– Riguardo le singole canzoni

SC: “Conspiracy on their minds” è una lettera dal futuro. In rete verità e menzogna si confondono, e le prime notizie clamorose che servono a suonare la sveglia globale restano presto sommerse dai complottismi e dalle dietrologie da quattro soldi, da una parte generando proprio le conseguenze che i nuovi capi-popolo virtuali desideravano, dall’altra portando a esiti imprevisti. La tanto agognata rivoluzione deflagra, ma è priva di obbiettivi culturali autentici, e il caos che ne deriva non prelude ad alcuna rinascita civile.

DZ:il testo di “Root Radioed” è un vero e proprio messaggio radio inviato da una frangia ribelle , in un futuro in cui il recinto dell’occidente ricco si è sempre più ristretto nel centro dell’Europa ed è protetto da barriere fisiche. Gli esclusi lo chiamano “la bolla” e dopo tanti anni passati a tentare di penetrarvi o di conquistarlo si rendono conto che al di fuori della bolla hanno ormai costruito uno stile di vita alternativo , che sanno dove trovare cibo e acqua, che sanno costruirsi le radio utilizzando patate (da cui il titolo) e che l’unico passo da fare è smettere di sognare la bolla e la sua opulenza. Capiscono che ciò che li ha resi deboli è sempre stata l’illusione dei molti di potere accedere alla ricchezza dei pochi.

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Dario Caradente, flauto

SC:“Les peintres” racconta di un popolo che, stremato da anni di una guerra di cui si è perso il senso, si fa branco e manda a combattere i pittori, considerati membri inutili della comunità. La fiera dignità con cui gli artisti marciano verso la morte contrasta conla furia di una folla disperata, a caccia di quelle vittime sacrificali di cui la storia europea recente e contemporanea è colma.

DZ: “Tribes” è una riflessione sui sistemi tribali, i legami etnici e familiari che sopravvivono nell’età contemporanea. Laddove gli stati e le democrazie sono schiacciate e guidate dal potere economico delle multinazionali e hanno perso un’orizzonte ideale , i legami di sangue e i patti tra clan diventano un collante forte. I popoli si muovono spinti dalla fame e dal sogno inesorabilmente al di là dei muri, al di fuori delle leggi , sopra i mari raccontando una storia di nomadismo che ha il suo inizio nella notte dei tempi e fa perdere le sue tracce ai libri di storia.

– Avete un sound particolare, da cosa nasce l’idea di mettere assieme la chitarra hard rock e la fisarmonica?

DZ: In realtà l’idea di far convivere chitarra distorta e strumenti acustici risale alle band anni ’70 come Jethro Tull e tante altre, certo il nostro suono è più pesante e acido, in particolare la fisarmonica ha molte “voci” e possibilità, essendo sia uno strumento melodico che armonico. La difficoltà spesso è far convivere in un suono coerente il suo grande spettro dinamico, coi “fortissimo” di chitarra, basso e batteria.

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Elisa Sandrini, fisarmonica e voce

Leggendo sul web ho visto che la vostra formazione é cambiata negli anni. Ci potete parlare dei vostri nuovi elementi?

DZ: Le new entries sono Francesco Vignali al basso e Elisa Sandrini alla fisarmonica. Il primo ha un’esperienza in gruppi locali ma si è perfettamente integrato nella band. Col primo abbiamo sperimentato un nuovo modo di utilizzare il basso negli arrangiamenti, utilizzando anche suoni distorti o filtrati, liberando così in parte la chitarra che può dedicarsi oltre alla ritmica anche a creare atmosfere e colori , con Elisa si è aperta la possibilità di avere cori e backin’ vocals più vari e puntuali, infatti è un’ottima cantante , con una grande preparazione pratica e teorica: il suo perfezionismo ci ha aiutato ad essere più convincenti sulle parti corali e a rischiare anche cose più complicate. Entrambi collaborano anche attivamente alla stesura dei pezzi .

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Daniele Zoncheddu, chitarra

Avete suonato diversi concerti all’estero. Quale ricordate come la vostra esperienza più emozionante?

DZ: Abbiamo suonato in Scozia , Svizzera, Germania ed Inghilterra. Sicuramente il locale che abbiamo amato di più è l’Hootananny live Pub di Brixton, a Londra. Vincitore per tanti anni consecutivi del premio come miglior live pub anglosassone, è un locale sui generis . Pub, sala da concerti, ostello e festa all’aperto convivono in una programmazione che prevede band di tutto il mondo che il locale sceglie di sua iniziativa spaziando dalla musica Soul e Reggae (che affondano le loro radici nel quartiere più nero di Londra) al rock fino alla musica etnica . Lì nella stessa serata si possono vedere un gruppo cileno, una rock band e degli scozzesi che fanno ska jazz, intervallati da spettacoli di burlesque. Il pubblico è aperto e pronto all’ascolto. Abbiamo suonato lì già tre volte e speriamo di tornare.

– Quando sarete di nuovo in tour?

DZ: Stiamo organizzando un nuovo tour per presentare il progetto di cui abbiamo parlato prima. Una prima data sarà nella nostra città base, Parma , il 28 Ottobre , insieme a Faris Amine, il chitarrista/cantante di origine Tuareg  e ad altri ospiti, sarà una serata speciale e ci aspettiamo di vedere anche gente nuova oltre che i nostri fan storici.

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Tommy Celletti, batteria

Sito ufficiale

Presentazione

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Francesco Vignali, basso

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