Sintetizzatori nella musica Tuareg

Intervista di Marco Pecci a Giovanni Amighetti, tastierista e produttore, sullo stato dei lavori e sviluppi di Mississippi to Sahara di Faris Amine

. Ciao Giovanni, a un anno dall’uscita di Mississippi to Sahara facciamo il punto sulla situazione, come sta andando il lavoro?

Possiamo dire che Mississippi to Sahara di Faris Amine sia stato un grande successo. E’ un disco molto piccolo, registrato in due brevi sessioni al Dudemusic di Correggio, molto spontaneo sia come esecuzione che come sonorità. Faris é stato molto bravo a trovare un bilanciamento tra origini tuareg e blues, realizzando una musica che di fatto non si era mai sentita prima.

E’ piaciuto molto sia a Taj Mahal che a Ben Harper che l’hanno a loro volta promosso. E’ stato premiato da Songlines. Ha debuttato questa estate in Canada e USA in concomitanza di concerti live e anche lì é stato accolto benissimo. In Canada é entrato immediatamente in classifica world. Ne sono molto contento.

.  Qualcosa di più riguardo i concerti?

Dal vivo é stato portato sia in concerti soli di Faris, che reggono molto bene anche grazie al suo utilizzo della Weissenborn in diversi brani, sia in duo e trio con percussioni e basso.

Ora siamo invece in una fase intermedia, proiettata verso il prossimo lavoro discografico di Faris e abbiamo aggiunto anche tastiere e synth a patto che abbiano sonorità seventies, non oltre i primissimi anni ’80. Quindi hammond ma anche strings machines, Arp monofonici d’epoca, Moog, Prophet. E percussioni africane con gli interventi di Sidiki Camara, già con Habib Koitè, Bill Frisell.

Lane Silva.jpg
Sidiki Camara, Faris Amine e Giovanni Amighetti live. Foto di Lane Silva

. Che setup utilizzi live?

Dal vivo con Faris sto utilizzando un Arp Omni, una strings machine del ’75 con una polifonia strana e suoni piuttosto caldi. Un Arp Pro Soloist del ’72 che é invece un synth monofonico ad un oscillatore con alcuni suoni imperfetti ma che ben si legano alle chitarre sporche del Vox di Faris, é uno strumento che mi piace molto, divertente da suonare. Un roland JX-3P per alcuni tappeti analogici e un buon attacco, era il primo synth roland con il MIDI. Quindi il Prophet 600, un ottimo polifonico/monofonico di Sequential Circuits con sonorità molto harsh e una buona flessibilità live nelle esecuzioni. Ho aggiunto anche un Moog Little Phatty, ed é l’unica macchina non vintage del setup. Serve per riempire alcune sonorità medio basse e profonde e noise generation.

Questi nuovi Moog post 2006 sono buone macchine ma non aprono bene sugli alti come i classici, quindi li tengo più che altro per riempimento mentre lavorano molto bene sui sub bassi. A volte ho inserito anche un organo Hammond.

11923251_10153260316234024_8179378825152109454_n.jpg
Pianole a stendere. Da sx Arp Pro Soloist, Moog LP, Prophet 600, Roland JX3P, Arp Omni

. Che sfide comporta questa produzione?

In studio non ci sono problemi in genere e si riesce bene a dosare il tutto, mentre live la difficoltà di implementare synth in questo tipo di produzioni é trovare un bilanciamento… che servano da aiuto con alcuni sprazzi e non trasformino eccessivamente il concerto in una performance di musica elettronica seppur analogica.

E’ quindi un lavoro di equilibrio dove in genere aiuta un secondo chitarrista sino a creare un sound dove diviene non più evidente chi fa cosa.

. Che differenze trovi con tue produzioni passate, mi viene in mente il lavoro con il Keniota Ayub Ogada ad esempio

Rispetto al lavoro con Ayub Ogada qui gli arrangiamenti sono meno basati su ritmi netti, al momento sono più blues quindi necessitano più di tessiture e sostegno per le voci che di controtempi. Con Ayub il lavoro era molto incentrato sul pianoforte acustico, cui aggiungevo interventi melodici del symth solista. Qui si sta evolvendo come una ricerca più legata al suono e meno al ritmo al momento.

silset norbakken amighetti ogada.jpg
Gjermund Silset, Helge Norbakken, Giovanni Amighetti e Ayub Ogada durante la siesta prima di un concerto. Foto di Roger Ludvigsen

. Le canzoni di Faris che ho ascoltato online mi sembrano molto interessanti, da musicista di spessore

Sì Faris é un musicista molto interessante sia musicalmente che come testi. Si parte dalla musica di sua madre, musica Tuareg, ma si cercano quindi contaminazioni non scontate in diverse direzioni.

Anche i testi hanno profondità e toccano diversi temi contemporanei legati a spiritualità, stato sociale delle diverse popolazioni, il problema del tribalismo nella società contemporanea, l’empatia.

Collabora inoltre con noi in The Fermi Paradox, quindi con David Rhodes, Roger Ludvigsen, Paolo Vinaccia.

. Dove possiamo sentirvi in Italia dal vivo?

Suoniamo a Treviso a chiusura del Sole Luna festival il 18 Settembre in Piazza dei Signori alle 22.00

http://solelunadoc.org

http://www.farisamine.com

12472515_1199483026771140_5715047329640214058_n.jpg

Amighetti Giovanni Hammond rffaella capitanio.jpg
Yellow Hammond, foto di Raffaella Capitanio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...