Film Guardandoli – Pesci e drogati

L’estate guardo film, molto più che nel resto dell’anno, quindi vi toccano. Che poi ho proprio dei periodi della mia vita nei quali il cinema torna di moda dalle mie parti, chissà perché.

Finding Dory
Pixar le cose semplice le sa fare, lo sappiamo tutti, e Finding Dory è il classico film Disney che non si prende rischi e che porta a casa la pagnotta con il minimo sforzo. Tecnicamente che te lo dico a fare, mi è sembrato proprio piatto e anonimo con tutti i nuovi personaggi che si ricordano appena e delle gag che certo non passeranno nella storia. E poi in Pixar io ho creduto in passato, sembrava la portavoce di un nuovo modo occidentale di fare animazione, un modo che non considera i bambini come statue di cristallo troppo fragili e che, pur non avventurandosi mai nella maturità orientale, sembrava aver la voglia di sperimentare con le emozioni degli spettatori, grandi o piccini che fossero. La Pixar di oggi è invece pura accademia e non smetterò mai di lamentarmene.

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Veloce come il vento
Le possibilità sono due: o il cinema italiano è ad una svolta epocale o l’anno scorso si sono tutti drogati fortissimo e come risultato abbiamo avuto Jeeg Robot e questo film. Per regia, per ritmo, per recitazione, per fotografia e per scelte estetiche, infatti, sono entrambi film che non sembrano girati in questo paese. E non parlo solo delle maiuscole prestazioni attoriali dei due protagonisti, quelle capitano di tanto in tanto anche dalle nostre parti, quanto di un gusto per il cinema molto meno provinciale con due sceneggiature per nulla ancorate ai nostri problemi quotidiani. Veloce come il vento dribbla i problemi di budget con poche inquadrature indovinate delle auto e non si arrende quindi ai suoi limiti ma prova ad aggirare l’ostacolo e il risultato è un film che non si limita a specchiarsi nel suo lato sentimentale. Bello, diverso, davvero una bella sorpresa.

Ave Cesare
Adoro i fratelli Coen, almeno quando non li detesto. Ave Cesare (anche se temo di essermi perso qualcosa in italiano) è un splendido omaggio a un cinema d’annata, a tutto il cinema forse, e non credo che ci sia mai stata davvero l’intenzione di dare risalto ai temi affrontati in sottofondo. Ai miei occhi è sembrato più una carrellata che spazia tra vari generi cinematografici e che con nostalgia ricorda e racconta una certa ingenuità di fondo, un’immaturità miliardaria in un folle mondo che segue regole tutte sue. Ci ho visto una dichiarazione d’amore per il cinema dei sogni ecco, quello con meno green screen e più costumi orribili, forse anche una sottile critica per gli addetti ai lavori, ma il tutto realizzato con la giusta leggerezza e ironia.

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Race
Si parlava poco sopra di film che si limitano al compitino, al minimo sindacale, e Race ne è probabilmente il peggiore esempio. Fa il suo, con troppo distacco e poca partecipazione, con attori non sempre indovinati, e non riesce mai a scaldare i cuori quando precipita su temi come lo scontro razziale, l’avanzata del nazismo e l’ipocrisia del circo olimpico. Anche i dialoghi non brillano, prevedibili e telefonati anche quando ci sarebbe lo spazio per scambi memorabili. Alla fine non resta niente, pure la figura di Jesse Owens si perde in un mischione di intenti che non riescono neanche a ben tratteggiarne la personalità o la sua crescita come uomo.

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