Star Wars per piano solo. The Force Within

Spazio a Marco Pecci per un’intervista al talentoso Giacomo Grassi che ha da poco realizzato quell’ “Across the stars”, ovvero le musiche di Guerre Stellari di John Williams arrangiate per il solo pianoforte, che ha sedotto il pubblico yankee.

 

Ciao Giacomo, benvenuto su Vitoiuvara. Cos’é “Across the Stars”?

Across the Stars è un disco registrato lo scorso Giugno e su cui ho lavorato dai primi mesi del 2015. Partendo dalle musiche originali di Star Wars ho cercato di interpretare i temi personalmente facendo attenzione a non snaturare il loro carattere originario e la loro riconoscibilità, utilizzando per questo un linguaggio più vicino all’armonia classica.

(NDM: Il disco é reperibile ora anche su iTunes a questo indirizzo: https://itunes.apple.com/album/across-the-stars/id1065267502?v0=9988%3Fuo%3D4&ign-mpt=uo%3D1 )

Tatooine

 

Quindi sei un fan di Star Wars?

Credo di essere diventato fan di Star Wars lavorando a questo progetto. Mi sono sentito assorbire gradualmente ma così sempre più fatalmente dai film e dalle trame, e il lavoro pianistico ne ha tratto mordente e profondità. Ho sentito anche sulle spalle il peso dell’impresa, trovandomi a lavorare sui temi di quelli che sono divenuti pietre miliari della cultura popolare.

 

Quale ritieni il film migliore della serie?

Se dovessi scegliere, sceglierei il primo film prodotto: A New Hope del ‘77, perché ha in sostanza già tutto il seguito, ma anche tutto ciò che precede. Luke non sa ancora la sua storia, e questa incoscienza ha un fascino particolare; è come guidato da altri elementi e personaggi, Obi-Wan in primis. Ma anche The Empire Strikes Back mi piace tantissimo, soprattutto la scena che segue al duello tra Darth Vader e suo [spoiler alert!] figlio, quando Luke precipita e cerca di resistere, appeso ai condotti cadenti di Cloud City; questa scena la trovo molto carica, con il legame fraterno scoperto [spoiler alert!] da Luke e Leia dopo uno scontro terribile, e nella cornice poetica del cielo.

After the Storm
After the Storm

E il personaggio più carismatico?

Credo che tutti vorremmo avere Yoda come Maestro. In lui e nella filosofia Jedi sono presenti i valori e ideali che consideriamo più elevati, in un sincretismo che ingloba zen, buddismo, ordini cavallereschi cristiani, princìpi democratici dell’antica Repubblica romana e del cosmopolitismo.

Però più che in Yoda, mi identifico più facilmente al personaggio di Obi-Wan Kenobi, nella sua umanità e umiltà.

 

Parlaci della tua carriera, dei tuoi inizi, del “perché” fai musica

Sono un pianista di formazione classica, con il tipico iter di studi di conservatorio, segnato ad un certo punto da una “svolta” (la Kehre heideggeriana): nel mio biennio di specializzazione, studiando sulle partiture del Novecento – parlo di Schoenberg, Stockhausen, Ligeti, etc. – la mente ha iniziato ad aprirsi ad altri modi di concepire e fare musica. Questa inclinazione è diventata modo sistematico quando, dopo un paio di anni dal completamento dei miei studi, ho deciso di tornare a studiare, questa volta musica elettronica e jazz. Francesco Scagliola, il mio Maestro di musica elettronica, mi ha fatto capire tantissimo: sul suono, sulla forma e struttura, indagando nel profondo i problemi cruciali della composizione, nonché la sua psicologia. Ho avuto riscontri come compositore elettroacustico di livello internazionale, e questo mi ha dato fiducia, su quanto le mie intuizioni e il mio gusto fossero buoni, e su quanto potessi affidarmi ad essi.. Nel contempo, col jazz, ho esteso il mio vocabolario e la consapevolezza di ogni cosa stessi suonando (molte volte studiando su partiture questo non avviene, o questa consapevolezza è offuscata), ma soprattutto ho indagato e nutrito il mio stile personale. Ho suonato un po’in giro: in Inghilterra, dove ho anche studiato un paio d’anni; in Palestina/Israele, dove ho insegnato musica; in Francia e in Germania, dove ho portato il mio “Geographies” elettroacustico. Sul “perché” faccio musica, è una domanda difficile. Dico questo perché c’è un rapporto d’amore e odio per così dire. Ogni cosa che ascolto ormai è come se la ascoltassi “troppo”, nel senso di troppo dettagliatamente; non riesco ad ignorare nulla. È come avere dinanzi un quadro, dove i colori ti si “accendono” in testa: non puoi spegnerli… Suonare è la cosa che ritengo io sappia fare meglio, per la fiducia nel connubio tra istinto e gusto, ma mi ritrovo ogni giorno a dire a me stesso: “non sai fare questo, e quest’altro..”, perciò è un rapporto di amore ed odio. Il silenzio, ovvero stare nel silenzio, è importantissimo per la musica, nonché per la psiche.

Giacomo Grassi
Giacomo Grassi there is no try

E di come ti sei avvicinato a questo progetto?

L’idea di un progetto pianistico sulle musiche di Star Wars è stata del produttore Giovanni Amighetti. Dopo qualche titubanza iniziale, ho subito accolto con entusiasmo questo progetto. I miei dubbi riguardavano soprattutto su come avrei potuto rendere pianisticamente un’orchestrazione così ricca e ardita. Dopo qualche sperimentazione d’esito positivo, sono stato felice di rendermi conto che l’impresa era difficile sì, ma più che possibile, e soprattutto molto stimolante dal punto di vista artistico.

 

Quali sono le difficoltà nell’approcciare le composizioni di John Williams?

In un approccio iniziale si è come disorientati, perché nell’orchestrazione accadono tanti piccoli eventi sonori. In realtà, spogliandole da tutti questi “effetti”, le composizioni si mostrano in strutture molto simmetriche, ed in questo credo stia la loro bellezza.

 

Do. Or do not
Do. Or do not

 

E nella trasposizione per un solo strumento?

Ho capito subito che tradurre pianisticamente l’orchestrazione di Star Wars sarebbe stato impossibile. Ma ho cercato di piegare a mio vantaggio questa impossibilità. Un’orchestrazione così imponente e compatta, così affilata nei tempi calzanti alle scene, non ha quella libertà leggera che può un pianoforte. Con pochi tratti – anche solo due linee – un pianista può rendere un carattere, un’emozione o una sensazione. In più, un solista ha libertà nei tempi, non ha da seguire i tempi di una scena, così come fa giustamente John Williams, che dirige in sincrono con il film. Allora ho fatto per così dire dilagare nel tempo formale le idee fondamentali dei temi, rimanendo però fedele ai tempi metronomici, così da conservare comunque un equilibrio.

 

C’é un brano a cui ti senti più legato?

Il brano a cui mi sento più legato è proprio quello da cui prende nome il disco: Across the Stars. Il tema dell’amore porta in sé la tragedia che ne scaturirà, ma anche la sua redenzione, perché dall’amore tra Anakin e Padmé nasceranno Luke e Leia. In questa traccia del disco accade anche qualcosa che nelle altre non accade: finisce con un altro tema, Duel of the Heroes, il tema che segna il passaggio definitivo di Anakin al Lato Oscuro. In un brano quindi sia l’amore sia una possibile conseguenza di esso.

 

Cosa hai messo di tuo nel lavoro liberandoti dalla partiture di Williams?

Di mio ho creato alcune sezioni nuove, che fossero funzionali a legare i temi, oltre al fatto di utilizzare voicing o contrappunti particolari. Ho creato strutture semi-aperte, dimodoché ci fosse spazio anche per variazioni, oltre alle sezioni e agli obbligati da me scritti. Alle volte ho anche variato leggermente i temi, dal lato armonico e meno spesso nell’aspetto melodico. A parte questi dettagli , mi sono lasciato molto andare durante la registrazione, e quando questo accade – se unito ad una conoscenza approfondita del materiale composito iniziale – si possono ottenere buonissimi risultati.

 

Darth Vader
I haven’t had much sleep of late

 

A proposito hai utilizzato partiture?

Non ho utilizzato partiture, ma ho trascritto ad orecchio le parti che ritenevo pi corrette per il mio lavoro; ossia non tutte le linee o frasi, ma, oltre a quelle più significative e identificative dei temi, quelle che credevo si prestassero meglio al lavoro di sviluppo o trasformazione che avevo in mente.

 

Ritieni che vi sia una differenza qualitativa tra le musiche della trilogia originale e della trilogia prequel I-II-III ?

Credo che nella trilogia originale ci sia più spazio e distensione per i singoli temi, mentre in quella prequel sia nel complesso tutto un po’ più frammentario e frenetico. Qui inoltre appare l’utilizzo dei cori, che così declinati, penso rendano più ansiose le scene.

 

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