NBA Preview – Western Conference

La stagione NBA è partita a razzo, e una delle buone notizie è che per una volta sembra che la Eastern Conference non faccia proprio del tutto schifo: Detroit, Atlanta e Milwaukee stanno sorprendendo in positivo, ed a parte le ridicolissime Philadelphia e Brooklyn le squadre materasso sono scomparse.

La costa Ovest rimane comunque un altro sport (più bello), ed andremo oggi ad occuparci delle squadre più interessanti.

Credit: Cary Edmondson-USA TODAY Sports
Credit: Cary Edmondson-USA TODAY Sports

Golden State Warriors

Dopo un 2014-2015 in cui hanno demolito chiunque gli si parasse davanti sia in stagione regolare che nei playoff, Curry e compagni hanno dovuto sopportare un’estate intera in cui i media e gli addetti ai lavori parlavano di “culo di GSW”, “il titolo 2015-2016 sarà un affare tra Cavs, Clippers e Spurs” ed altre piacevolezze.

Se da un lato è certamente vero che la squadra di Oakland ha avuto un pizzico di fortuna (tutti i campioni ne hanno bisogno), dall’altro sarebbe un errore gravissimo dimenticare l’assoluta eccellenza storica della compagine di coach Kerr.

Il nostro, che di titoli ne ha vinti abbastanza da giocatore, non ha mancato di pungolare i suoi (in particolare Steph Curry), con risultati… uhm… direi buoni.

I Warriors hanno ripreso dove hanno lasciato l’anno scorso, dominando un po’ tutti, con un Curry che ha settato la seconda miglior prestazione di sempre in termini di punti nelle prime quattro partite (dopo MJ).

Sono ora 7-0, hanno un differenziale di punti per 100 possessi di 19 (la seconda miglior squadra: 8.8), hanno battuto i Grizzlies di 50 punti (cinquanta) ed hanno una generale sensazione di invincibilità.

E’ presto, loro rallenteranno e gli altri miglioreranno, ma se arrivano ai playoff sani, i favoriti rimangono loro (e non di poco).

Houston Rockets

I Rockets hanno iniziato in maniera un po’ letargica, prendendo un paio di brutte batoste, e quando quelli che settano il tono della serietà in spogliatoio sono Harden e Howard c’è sempre un po’ da preoccuparsi, ma cazzo che squadra hanno!

L’anno scorso sono arrivati (un po’ rocambolescamente c’è da dire) in Finale di Conference, e rispetto a quell’organico hanno aggiunto un Capela in cui hanno trovato (oltre ad un nome che fa ridere moltissimo) un bel mastino a poco prezzo, Terrence Jones e Pat Beverly  che sono rientrati dagli infortuni e, soprattutto, Ty Lawson ricevuto gratis da Denver.

Il ragazzo è stato allontanato dalla Mile High City per ragioni abbastanza preoccupanti (alcolismo, pare si presentasse agli allenamenti puzzando di vodka), ma il talento c’è, e se riescono a tenerlo sulla retta via è un’aggiunta non da poco, perché’ permetterebbe ad Harden di non doversi spremere come un limone.

Con tutto il rispetto per Curry che è stato fenomenale, Harden l’anno scorso era il mio MVP in quanto faceva le pentole, i coperchi ed attizzava pure il fuoco per Houston, ma quando poi si e’ arrivati a fine stagione era piu’ o meno sulle ginocchia.

Molto dipende sempre dalla salute di Howard, che nonostante tutto ha ancora un impatto sulle partite devastante soprattutto dal punto di vista difensivo, ma in stagione regolare saranno una brutta gatta da pelare per tutti.

San Antonio Spurs

La bella notizia è che vedremo ancora per almeno un anno il grande mio idolo assoluto Tim Duncan, che sfiderà ancora una volta le ingiurie degli anni nel tentativo di acciuffare un altro, storico titolo.

Lo farà coi compagni di sempre Popovich, Parker (che sembra decisamente invecchiato) e Ginobili (che continua a perdere peso ogni anno, tra un po’ sembrerà un biafrano).

Al suo fianco ci sarà Kawhi Leonard, oramai una stella di valore assoluto, forse quest’anno il terzo/quarto miglior giocatore della NBA (gli altri tre sono, Lebron, poi in ordine opinabile Curry ed Anthony Davis) e il primo premio del mercato Free Agent dell’estate, LaMarcus Aldridge.

L’inizio non è stato super incoraggiante, ma un periodo di rodaggio era abbastanza prevedibile.

Gli Spurs sono una macchina oliatissima che da tre anni a questa parte gioca un basket fatto di movimento e circolazione di palla frenetici, molto europeo nello stile, con continui penetra e scarica attorno ad un solo lungo “classico” per gran parte della partita.

LaMarcus Aldridge è invece abituato a gestire parecchio la palla in post, e Portland aveva nei suoi isolamenti il meccanismo che faceva girare la baracca, ed in più si trova spesso in campo assieme a Duncan.

Sono abbastanza convinto che col passare delle settimane il nuovo acquisto verrà integrato nel migliore dei modi: il talento c’è, la struttura attorno è probabilmente la migliore di tutta la NBA, e la presenza di leader 100% altruisti e pronti a sacrificarsi per la squadra farà si che non si creino attriti.

Los Angeles Clippers

I Clippers sono stai sin qui probabilmente la seconda miglior squadra della NBA, cosa poco sorprendente visto che di fatto sono lo stesso nucleo degli ultimi tre anni, con in più delle ottime aggiunte.

In Paul Pierce hanno trovato un veterano che porta palle, serietà e presenza nello spogliatoio, la cui presenza si sentirà più nei playoff che non in stagione regolare. Il fatto che lo stiano risparmiando (21 minuti a partita si qui) nonostante abbiano disperato bisogno di lui lascia pensare che coach Rivers stia prevedendo per lui un utilizzo alla Duncan (ossia: poco in Regular Season e tanto nei Playoff).

Lance Stephenson viene da un’annata disastrosa, ma con Indiana aveva fatto vedere cose egregie, vedremo cosa porterà assieme all’altra mezza scommessa Josh Smith (che con Houston aveva fatto molto bene).

L’impressione è che i buchi siano sempre gli stessi (tradotto: manca un 3 che difenda sui vari Lebron, Kawhi, Durant…), ma la struttura portante è di un tale livello di eccellenza che non vedo come possano vincere meno di 55 partite.

Rimangono una delle squadre più antipatiche della NBA, incidentalmente, con una predisposizione alla lagna che di certo non li rende particolarmente ben visti dagli arbitri.

Oklahoma City Thunder

Per OKC questo è l’anno della verità: con il contratto di Durant in scadenza in estate molti nodi potrebbero venire al pettine.

Dico potrebbero perché la soluzione più probabile ad oggi è che firmi un’estensione di un anno con opzione sul secondo: cosi facendo allineerebbe la scadenza del suo contratto nuovo con quelli di Ibaka e Westbrook (entrambi in scadenza a fine 2016) e qualificherebbe per “anzianità” ad un massimo salariale più alto.

Visti gli infortuni dell’anno scorso sembra che la gente si sia dimenticata di OKC, ma ricordiamoci che i Thunder hanno perso precisamente zero serie di Playoff quando Ibaka, Westbrook e Durant erano tutti e tre sani.

Il problema finora è stato che invariabilmente, uno di questi tre si è infortunato.

Oh, ed il fatto che abbiano scambiato Harden per due cocomeri ed un peperone, e che avessero un coach bravo a far crescere i giovani ma assolutamente inadatto a gestire una squadra da titolo.

Brooks è stato sostituito quest’anno da Billy Donovan, ma personalmente credo che, in media, i coach NCAA siano in massima parte inadatti alla NBA in quanto si tratta di mestieri molto diversi.

Nella NCAA conta soprattutto (leggi: quasi solamente) saper reclutare bene e mettere assieme una squadra equilibrata nonostante i giocatori cambino ogni due tre anni al massimo, ci si allena spessissimo, e la figura di riferimento (il “capo” diciamo) e’ sempre l’allenatore.

Nella NBA devi essere un abile stratega, non ci si allena mai, e tutto ruota attorno alle stelle.

Ad eccezione del bravissimo Stevens, non ricordo allenatori NCAA che abbiano avuto successo nella NBA, ed i primi segnali di Hoiberg (Chicago) e Donovan non sono molto incoraggianti.

Buona NBA a tutti e a presto, tra un articolo che vi insegna a diventare ricchi ed un altro

troverò a breve il tempo di parlarvi dei giovani più interessanti di questa stagione.

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