La Politica dei Piccoli Passi

Ivan Fulco me ne ha ritrovati una bella parte, ringraziate, e io vi rigiro alcuni dei miei Politically Incorrect, i primi editoriali che qualcuno ha mai avuto il coraggio di farmi scrivere. Uscirono su The First Place quindi per una volta è possibile che siano scritti in italiano corretto, ma non vi ci abituate troppo. 

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La Politica dei Piccoli Passi (Pubblicato l’ 17
/05/2005)
Ricordo che una volta aspettavo con ansia l’uscita di uno nuovo Winning Eleven, e pure di un nuovo PES. Ricordo pure che le prime due settimane le passavo a riscrivere i nomi (due volte perché pure il nome dietro la maglietta è importante), ridisegnare bandiere, colorare calzini e a far somigliare divise. Eh si, qualche maledizione Konami sè l’è pure presa in quei momenti di duro lavoro, ma ne valeva la pena. Il dubbio che fosse fatica sprecata non mi ha mai solleticato.

Con PES4, invece, è stato diverso. Non l’ho amato mai quell’episodio: portieri buggati, scatti, rallentamenti, soliti difetti, Live penoso, un peggioramento generale e talmente evidente che non molti ci hanno fatto caso. Eppure, pensavo all’epoca dell’uscita, non è possibile che solo con me Dida se ne rimanga immobile mentre la palla si insacca a due chilometri all’ora. Possibile che io sia diventato così critico? Possibile che quelli che a me sembrano difetti madornali in realtà non lo siano per la maggioranza del popolo videogiocante?

Però mi ricordo pure i miei amici e tutta la fatica fatta per convincerli a giocare al primo Winning Eleven che mi capitò tra le mani, tutte le loro convinzioni sulla qualità di FIFA in confronto. I giocatori di PES oggi sono come quelli di FIFA allora dunque: non ci vedono. Comprano il nuovo episodio e gridano al miracolo perché sono abituati a farlo, perché Konami non li ha mai traditi, perché Konami li sta gonfiando a festa di licenze ufficiali e maglie originali come EA fa da anni. E questo è ‘male’. Perchè se nessuno glielo dice che stanno peggiorando continueranno a farlo, inesorabilmente, e se ne accorgeranno tutti solo al quinto episodio di ‘Calcio Totale’ di Capcom, magari.

Nell’ultimo GTA ci saranno pure tre città da esplorare, ma in alcuni momenti il motore del gioco se ne va a puttane. Lo sfondo verde non posso averlo visto solo io. Eppure questo non ha impedito al gioco di portarsi a casa il miglior giudizio di critica degli ultimi anni. Non che non se lo meritasse, i gusti sono gusti, ma io non credo che quello dei ‘tappeti alla Matrix’ sia solo un difetto marginale.

Di esempi in questo senso ne potrei fare parecchi, e mi ci metto pure io con il mo amore incondizionato per la saga di Tomb Raider (sesto aberrante episodio a parte). Mentre tutti gridavano allo scandalo per gli episodi tutti uguali e la grafica datata, io correvo al negozio il giorno d’uscita e tornavo a casa contento. Poi, dopo una settimana di media, tornavo pure a scuola.

E’ l’una e quarantasei minuti, non riesco a dormire e ho pensato a PES4, agli insulti che mi sono preso perché in una recensione ho scritto che non era vero un cazzo che Konami “passettino passettino” continuava a migliorare la serie. A quelli che mi sono arrivati nella mia casella postale perché mi sono azzardato a dire che la Parigi di Tomb Raider 6 (e chi l’ha vista può capire di cosa sto parlando) e il suo sistema di ‘miglioramento caratteristiche del personaggio’ sono il più grosso insulto alla nostra intelligenza che console abbia mai visto girare. Sarò pazzo, ma io dei passettini comincio ad esser stufo.

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