Doctor Who – Under the Lake – Before the Flood

Under the Lake
Decine di film di fantascienza ci hanno insegnato che recuperare una misteriosa nave spaziale, portandola a bordo della propria stazione, non è mai una buona idea. L’equipaggio di una base mineraria sotterranea, del 2100 e rotti, deve essere composto da gente che odia il cinema, perché commette esattamente questo errore, e dopo pochissimo il loro comandante muore. Però dopo cinque minuti torna. Sotto forma di fantasma.

O mamma, sono finito in un rip-off di Event Horizon!
O mamma, sono finito in un rip-off di Event Horizon!

Qualche giorno più tardi, il Dottore e una Clara che sembra non averne mai abbastanza di avventure (Sarà per non pensare a Danny? Quanto tempo è passato?) si ritrovano sulla stessa stazione mineraria, col TARDIS che fa le bizze e qualche spettro di troppo in giro per i corridoi. Si imbattono nella misteriosa nave, e scoprono che sulla parete interna qualcuno ha scritto qualcosa che nemmeno il TARDIS riesce a tradurre. È l’inizio di un mistero misterioso, che si infittisce quando i due trovano i membri sopravvissuti dell’equipaggio, rinchiusi in una gabbia di Faraday, che spiegono loro come gli spettri escano solo di notte. Per la precisione, quando la stazione va in modalità notturna, che sott’acqua non è che puoi affacciarti alla finestra per capire che ore sono. Tra i superstiti anche un’agente di UNIT, O’Donnell, che ovviamente va in brodo di giuggiole al cospetto del Dottore, Cass, una ragazza sorda, il suo inteprete “gestuale” Lunn (che è evidentemente innamorato di lei), il geologo Bennett (che è chiaramente innamorato di O’Donnell) e Pritchard, viscido rappresentante dell’azienda petrolifera che finanzia i lavori della stazione (che è chiaramente innamorato dei soldi). Da lui si aspetterebbe che combini qualche grosso guaio per motivi di profitto, ma fortunatamente si limita a farsi uccidere dagli spettri dopo due minuti.

Su tutte le altre c'è scritto solo "RUN!!!"
Su tutte le altre c’è scritto solo “RUN!!!”

Sebbene il Dottore all’inizio si rifiuti di accettare che queste creature che si aggirano per la stazione siano effettivamente spettri, alla fine deve convenire che c’è davvero qualcosa che riporta in vita, in quella forma, le persone. E questi spettri, oltre a pronunciare parole mute dal senso sconosciuto, sembrano avere una gran voglia di creare altri loro simili, tanto da arrivare quasi ad attirare un gruppo di soccorritori sulla stazione. Alla fine, dopo gli inevitabili attimi di panico, il Dottore riesce a capire di cosa si tratta: sono coordinate che si “stampano” in testa alle persone come quella musichetta orecchiabile che hai sentito due giorni fa e ancora adesso ogni tanto ti ritrovi a canticchiare tuo malgrado, e che conducono a un punto preciso dell’area, laddove, prima dell’inondazione che la sommerse, c’era una chiesa. Gli spettri fanno da “ripetitore”. Ah, e ci sarebbe pure quella questione della capsula di supporto vitale che si trovava in principio sulla navetta misteriosa, e che adesso è nella stazione. Il problema non è la capsula, chiaramente, ma il suo contenuto. Non resta che tornare nel passato a indagare. Chiaramente, le cose non possono andare tutte lisce, e Clara, Lunn e Cass sono costretti a restare indietro. La puntata si chiude con Clara, atterrita, che vede avvicinarsi alla stazione lo spettro del Dottore. Stavolta il cliffanger non mi ha fregato, lo sapevo già. Per il resto: puntata favolosamente old school, che mi ha ricordato un po’ The Ark in Space, senza mostri di carta bollicina (purtroppo, non ci sono mai troppi mostri di carta bollicina al mondo). Svolgimento lineare, mistero interessante, Capaldi sugli scudi in più di un occasione. Niente di cui lamentarsi, onestamente. Chiaramente, nessuno ci ha creduto per un istante che il Dottore sarebbe morto nella puntata successiva.

Cavolo, nel 2100 ci toccherà l'ennesimo revival della realtà virtuale!
Cavolo, nel 2100 ci toccherà l’ennesimo revival della realtà virtuale!

Before the Flood
La puntata si apre col Dottore che suona la 5a Sinfonia di Beethoven alla chitarra elettrica, per cui potremmo pure chiudere qua e dichiararla un gran successo. In realtà è una scusa per parlare del paradosso dei paradossi temporali. Se io torno nel passato per conoscere Beethoven e farmi autografare un po’ di spartiti, ma poi scopro che lì in Germania nessuno sa chi sia, posso provare a rimettere le cose “a posto” copiando gli spartiti e creando di fatto la sua musica. La storia sarebbe salva, ma la domanda resta: chi li ha scritti quegli spartiti in primo luogo? In sostanza è un modo per dire al pubblico “Aò, non rompete le palle facendo le pulci a tutti i sarcazzi temporali che non coincidono e le linee temporali spanate, non è questo il punto!”. Non lo è mai stato.

Doctor Who: come ti abbatto la quarta parete con stile!
Doctor Who: come ti abbatto la quarta parete con stile!

Nel passato, il Dottore, O’Donnell e Bennett incontrano il proprietario della nave, che prevedibilmente era il primo spettro arrivato sulla stazione. È un becchino spaziale. E un idiota. Per fortuna sappiamo già che schiatterà di lì’ a poco. Nella sua nave, su cui non ci sono ancora scritte, trasporta il cadavere del “Re Pescatore”. Diciamolo, non il nome più minaccioso per quello che dovrebbe essere il “villain” dell’episodio. Poi il Dottore fa uno squillo a Clara, e scopre di essere morto. Nel futuro, almeno. E il futuro non si può cambiare, altrimenti come la mettiamo con Beethoven? Il Dottore cerca di parlare con il se stesso spettrale, che sembra pronunciare parole diverse da quelle degli altri spettri. E così, mentre sulla stazione Clara e gli altri provano a sopravvivere, nel passato il Dottore e gli altri cercano di fare lo stesso, perché il Re Pescatore s’è svegliato, ha piazzato le sue parole magiche sulla nave per fare in modo che in futuro qualcuno venga a recuperarlo dalla capsula di supporto vitale grazie alle coordinate, e adesso si è messo a uccidere gente per aumentare i “ripetitori”. Gente nella persona di O’Donnell, che ci lascia le penne (come una cretina, diciamolo) senza che Bennett possa confessarle i suoi sentimenti. Quella che segue è una delle scene che mi sono piaciute di più dell’episodio. Le parole che il Dottore spettro pronuncia indicano l’ordine delle morti dei protagonisti. Per cui il Dottore sapeva che O’Donnell sarebbe stata la prossima, e in effetti ha pure provato a farla restare sul TARDIS. Ma senza impegnarsi troppo, che è quello che gli rinfaccia Bennett. “Per Clara avresti fatto di più, vero?” L’idea sarebbe quella, in effetti, ma purtroppo il TARDIS si limita a portarli indietro di pochi minuti. Il futuro non si può cambiare. Clara e il Dottore devono morire? Nel mentre, Clara ha scoperto che Lunn non ha letto le parole maledette, e che quindi dovrebbe essere immune agli spettri. Ciò lo qualifica come carne da cannone da spedire in missione per recuperare il telefono con cui Clara comunica col Dottore, che lo spettro di O’Donnell, ha portato via. La passione per Candy Crush Saga non si spegne nemmeno dopo la morte. Per cui tocca a Clara sentirsi dare dell’insensibile manipolatrice, da Cass. E ci sta.

Secondo me è solo perché non s'è fatto la doccia.
Secondo me è solo perché non s’è fatto la doccia.

Il finale ci riporta ai concetti espressi all’inizio. Per cui, in accordo con quanto scritto in precedenza, non ci provo nemmeno a spiegare come funzioni la cosa. In sostanza, il Dottore “retroingegnerizza” tutto il paradosso temporale, facendo in modo di trovarsi lui stesso nella camera di sostegno vitale, salvando tutti quelli ancora vivi e imprigionando gli spettri. Il suo spettro era in realtà un ologramma creato con i suoi meravigliosi occhiali da sole. Piccola parentesi: pare che in giro ci sia gente che non apprezzi il fatto che gli occhiali abbiano preso il posto del cacciavite sonico. A queste persone posso solo dire: “Buuuuuuuu!”. Tornando all’episodio, m’è complessivamente piaciuto. Capaldi resta mattatore assoluto. Ormai padrone del personaggio, miscela ironia, umanità, distacco e quel pizzico di stronzaggine che ci piace tanto con assoluta naturalezza. Il finale è un po’ il classico mcguffin temporale, ma si salva perché in fondo era il vero tema dell’episodio. E per il modo trionfale con cui il Dottore ne esce vincitore, chiaramente. Pollice tutto sommato verso per il Re Pescatore. E non per l’aspetto ridicolo e pupazzoso, che il sottoscritto sottoscrive a prescindere, ma per il fatto che, in fin dei conti, non è mai davvero una minaccia. Il confronto col Dottore ci lascia qualche bella battuta, però. La povera O’Donnell è l’unica che ci lascia le penne, in maniera un po’ stupida. La sua morte serve da preparazione a una scena in cui Clara fa capire di soffrire ancora per la morte di Danny. Le sue parole spingono Bennett a chiedere a Lunn di confessare il proprio amore a Cass prima che sia troppo tardi. Scena carina, ma forse un po’ tirata per i capelli. Lo scenario finto sovietico in cui si muove il Dottore è onestamente fico, ma pure quello un po’ buttato lì. A ogni modo, la stagione sempra decisamente instradata verso uno stile che si rifà al Doctor Who classico. Nessuna lamentela da parte mia a riguardo. Prossima puntata (già andata in onda, sono più in ritardo di una lumaca con la paposcia): totally not Arya Stark is in da house.

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