NBA: Il Commento Finale alla Stagione

Si è appena (ehm, sono un po’ in ritardo scusate) conclusa una delle Finali NBA più strane degli ultimi anni, ed è a questo punto doveroso un ultimo commento, per punti.

– Come dicevo nei miei vari pezzi precedenti, il divario di talento tra le due squadre era assolutamente incolmabile, indipendentemente da quanto disumano avesse giocato Lebron, ed alla fine si è visto.
Appena Golden State ha trovato il bandolo della matassa la serie è di fatto finita, e la mia impressione è che davvero in gara 2 e 3 fossero i Warriors a perdere le partite piuttosto che i Cavs a vincerle: è bastato che Curry tornasse vicino ai suoi soliti livelli e che Draymond Green smettesse di fare schifo per ristabilire le gerarchie.

<> at ORACLE Arena on March 8, 2015 in Oakland, California.

– Molti hanno detto che i Warriors hanno avuto moltissima fortuna, e che questo titolo andrebbe assegnato con l’asterisco.
Hanno evitato Spurs e Clippers, hanno sempre avuto la squadra al completo e, per finire, hanno avuto quattro serie di fila contro squadre il cui play titolare era infortunato o, in alcuni casi (vedi i Cavs) più uomini chiave rotti.
Se da un lato c’è del vero in queste affermazioni (ovviamente), dall’altro questa è una cosa che accade ogni anno, e chi vince ha sempre un po’ di culo. Nella NBA c’è troppo talento, ed il fato sposta sempre qualche episodio che si rivela poi determinante.
Giusto un dato per far capire che Golden State non solo non ha rubato nulla, ma ha anzi avuto un’annata storicamente rilevante: solo tre squadre nella storia della NBA hanno vinto 83 partite in una stagione (più playoff), Chicago due volte (1996 e 1997) e questi Warriors.

– Lebron doveva vincere l’MVP. Sono felicissimo per Iguodala, giocatore e professionista fantastico, ma mettendo chiunque (Anthony Davis, Carmelo Anthony, Steph Curry, chiunque) al posto di James questa serie finiva 4-0 per i Warriors.
Il resto del roster di Cleveland è materiale da 20 vittorie in una stagione regolare, ed al di la dei numeri (comunque molto indicativi) i Cavs venivano distrutti ogni singolo momento in cui James non era in campo.
Registrare 36 punti, 13 rimbalzi e 9 assist a partita (nessuno in ambedue le squadre ha fatto meglio di lui in tutte e tre le statistiche, mai accaduto nella storia), giocare 45 minuti ogni sera e tirare comunque col 40% nonostante la difesa avversaria abbia solo te di cui occuparsi è disumano.
Tra dieci anni quando la gente riguarderà questa serie la scelta di Iggy apparirà insensata.

– Onore alla dirigenza di Golden State, che prima dell’inizio della stagione ha fatto le coraggiose mosse di cambiare un allenatore che aveva vinto moltissimo e di rifiutare lo scambio Love – Klay Thompson in nome della continuità.
Kerr è stato eccezionale, circondandosi di assistenti di altissimo livello come Gentry, dimostrando pochissimo ego e paura che questi gli facessero “ombra”.
Ho cambiato quello che c’era da cambiare (il sistema d’attacco, da uno basato sugli isolamenti a uno più “Spursiano” che sfruttava al massimo le doti dei suoi giocatori), ha mantenuto quello che c’era di buono della gestione Jackson (la difesa), ed ha avuto coraggio di cambiare in corso d’opera quando è stato necessario, lasciando in panca David Lee o passando al quintetto piccolo in Finale.
Oklahoma City per anni si è tenuta Scott Brooks (allenatore che io ho sempre trovato molto mediocre), uno che in finale con gli Heat si rifiutava di lasciare in panchina un Perkins chiaramente inadatto al ritmo della serie.
Sono i piccoli dettagli che fanno la differenza tra un titolo ed una finale persa.

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– Cleveland entra adesso in una fase delicata del mercato, con Love e James che in teoria possono andarsene, ma dovrebbero sentirsi belli motivati per l’anno prossimo.
Il GM Griffin quest’anno ha fatto davvero un lavoro eccezionale a modificare la squadra in corsa, e le trades che hanno portato in squadra JR Smith, Shumpert e Mozgov sono state un piccolo capolavoro, ed il fatto che una squadra senza due dei tre uomini chiave sia arrivata in finale deve farli ben sperare.
Se da un lato è vero che l’assenza di due buchi difensivi come Irving e Love ha aiutato la squadra a trovare una nuova dimensione difensiva, trovo assolutamente insensato l’atteggiamento di chi quasi lo considerasse un vantaggio. La storia dice che in media avere una buona difesa è una condizione necessaria a competere, ma per fare davvero la differenza serve un attacco efficiente, che con Dellavedova e Thompson titolari è difficile avere.
Con un paio di ritocchini e un po’ di fortuna in termini di salute, Cleveland partita’ favorita nel 2016.

In generale questi playoff mi sono parsi i più fiacchi degli ultimi cinque anni almeno: nel 2011 abbiamo avuto la cenerentola Dallas e la prima stagione dei Big Three a Miami, nel 2012 l’ascesa a Ovest di Durant/OKC ed il primo titolo di Lebron, nel 2013 la più bella finale che io ricordi (anche se hanno vinto i cattivi), nel 2014 una bellissima storia di rivincita e spirito di squadra.
Quest’anno? La serie migliore si è giocata al primo turno, ed a parte un paio di momenti emozionanti (le due volte che rispettivamente Memphis e Cleveland sono inaspettatamente andate sopra 2-1 con i Warriors) la noia la ha fatto abbastanza da padrone.
Davvero qualcuno si è divertito a vedere i 2762376256 tiri liberi di Houston – Clippers?
Poca roba onestamente, la NBA ci aveva abituato troppo bene negli ultimi tempi.

In ogni caso, ora sotto col draft!

@AndreaAlfieriNY

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