NBA Finals – Commento a Gara Uno

Il mio pronostico l’ho fatto ieri su twitter appena prima della palla a due (Warriors in 5), e per cambiare da quanto fatto in precedenza cercherò, per le Finali, di scrivere un breve pezzo di post-analisi dopo ogni gara. Credo che ieri i Cavs abbiano perso la loro migliore occasione di “rubare” il fattore campo a Golden State. Che questo fosse il loro “best shot” lo pensavo prima dell’inizio della partita, ed a maggior ragione lo penso ora, dopo che Irving è purtroppo uscito in stampelle dopo un infortunio al ginocchio in overtime. Lebron poteva provare ad approfittare del fatto che nessuno dei Warriors avesse mai visto una finale, ed il relativo spaesamento iniziale che ne consegue, per tentare di coglierli di sorpresa. Il piano è riuscito quasi perfettamente, ma nonostante il primo quarto chiuso a +10 stia li a dimostrarlo, non è stato abbastanza. La cosa più impressionante del risultato è che mi è sembrato che Golden State non abbia  mai veramente trovato il ritmo partita, andando un po’ a strappi ed appoggiandosi a giocatori che di solito ricoprono un ruolo più marginale, come Iguodala o Speighs. Lebron ha fatto davvero di tutto ed ha dimostrato ancora una volta come nonostante l’MVP possano vincerlo altri, nessuno gli si avvicina nemmeno lontanamente come impatto globale su una partita. Golden State ci ha provato in vari modi a fermarlo, ma King James trovava ogni volta la soluzione, sembrando come spesso accade un uomo che gioca coi bambini. Devastante. nba-finals-2015-gara-1-770x475
James ha però ancora un grosso difetto, ha in pratica “forzato” Blatt a far giocare i Cavs con un tipo di basket pesantemente improntato sui suoi uno contro uno in isolamento (cosa che immagino debba piacergli molto, visto che lo faceva anche ai tempi della sua prima tappa a Cleveland) che fa molto preistorico, ma è difficile dargli torto quando poi porta una squadra priva di un uomo chiave come Love ad un passo dal battere questi Warriors. Dopo i meritatissimi pompini a Lebron non bisogna però dimenticare di riconoscere i meriti del resto della squadra, a cominciare da un Irving semi eroico che nonostante fosse lontano dall’essere al 100% ha tenuto testa più che degnamente a Curry, addirittura stoppandolo in un momento cruciale a pochi secondi dalla fine dei regolamentari, e dando alla propria squadra una chance di portarsela a casa. Mozgov e Thompson sono stati le solite belve a rimbalzo offensivo, ed il russo in particolare ha aggiunto anche un apporto offensivo inusuale per lui, sfruttando benissimo la libertà che gli concedeva Golden State e mettendo due liberi pesantissimi nel finale di partita. I Warriors, dal canto loro, l’hanno veramente scampata bella, uscendo indenni da una situazione di parità a pochi seconda dalla fine dei regolamentari in cui prima Lebron e poi Shumpert hanno avuto la possibilità di mettere il colpo del KO. A quel punto Kerr ha sfoderato due palle gigantesche ed ha messo in campo il suo quintetto ultra-small con Draymond Green centro, esponendosi al rimbalzo offensivo dei lunghi dei Cavs ma creando pesanti mismatch in attacco. La mossa ha portato i suoi frutti, anche grazie ad un Curry che ha preso in mano la situazione, e in overtime hanno vinto la partita in relativa scioltezza. Oltre agli innegabili meriti di Kerr e della squadra, bisogna però dire che questa annata 2014-2015 è stata la classica stagione in cui ti va tutto davvero benissimo. Con i Cavs sopra 1-0 ed il fattore campo a sfavore i Warriors avrebbero probabilmente dovuto affrontare una serie MOLTO diversa, ed invece si ritrovano avanti e ad affrontare una Cleveland menomata da un Irving probabilmente fuori per almeno la prossima gara. Tutto questo dopo una stagione in cui nessun membro importante ha avuto infortuni, ed una strada alle finali che non è dovuta passare ne’ per San Antonio, ne’ per Los Angeles. Senza nulla togliere a Grizzlies e Rockets, decisamente una gran botta di culo. Credo davvero che anche questa serie finirà veramente in fretta.
@AndreaAlfieriNY

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