La Violenza Fuori dai Videogiochi

Ivan Fulco me ne ha ritrovati una bella parte, ringraziate, e io vi rigiro alcuni dei miei Politically Incorrect, i primi editoriali che qualcuno ha mai avuto il coraggio di farmi scrivere. Uscirono su The First Place quindi per una volta è possibile che siano scritti in italiano corretto, ma non vi ci abituate troppo. 

Uomo-videogame

 

La Violenza Fuori dai Videogiochi (Pubblicato il 22/03/2005)
Non ho voglia di andare a cercare la news per citarvi nomi di persona e città che dimenticherete tra cinque minuti, quindi vi accontenterete di un breve riassunto, da bravi bambini, senza rompere le palle fondamentalmente. E’ successo che l’ennesima storia d’amore è finita.

Lei, lasciatemelo dire, una grandissima stronza, però, non deve averla presa molto bene e, collegandosi con l’account del poveretto ad Everquest II (che potrebbe pure essere un altro gioco, non ricordo con esattezza, ma per quanto importa a me e a voi è la stessa cosa) e ha provveduto, proprio perché è una gran stronza, a cancellare mesi, ma che dico mesi, anni, di duro abbandono della vita sociale, distruggendo il tipino virtuale con qualche gioioso e perfido clic di mouse.

E se GTA, con la sua violenza fine a sé stessa, stesse solamente depistando la nostra attenzione? Esiste la possibilità che la vera violenza nei videogiochi sia quella reale? Paghereste cinque euro per salvare la vita del vostro pargolo-avatar, messo su rinunciando voi a vivere come un essere umano qualsiasi, tutto sesso e birra? Li paghereste se qualcuno vi minacciasse di azzerare tutto in caso di risposta negativa? E dieci, e venti, e cento?

Se esiste qualcuno al mondo che si diverte a riempirmi le mail di ‘penis enlargment’ e altri impicci, siete proprio sicuri che non esista al mondo un testa di pera qualsiasi che possa sfruttare la sua abilità per ricavarne quattrini?

Potrebbero chiedervi dei soldi, veri, per non far sparire dei crediti, virtuali, in un Sim City Online, per esempio, e la giustizia ho idea che non saprebbe dove mettere le mani in casi di questo genere. Il salvataggio è un bene prezioso per un videogiocatore, è il raccoglitore di istantanee delle sue partite, è l’organo vitale che lo fa proseguire, senza è nulla, senza è un gioco imballato da cominciare.

Un saggio dei nostri tempi, ma anche uno dei più grandi cretini che io abbia mai conosciuto, si inventava avvocato pronto a difendere dai soprusi videoludici convinto che un giorno ci sarà bisogno di lui (nel frattempo gradirebbe continuare a non fare un cazzo tutto il giorno).

Ma voi li paghereste 5 euro? E dieci, e cento?

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