[Politically Incorrect] Pay per Play?

Ivan Fulco me ne ha ritrovati una bella parte, ringraziate, e io vi rigiro alcuni dei miei Politically Incorrect, i primi editoriali che qualcuno ha mai avuto il coraggio di farmi scrivere. Uscirono su The First Place quindi per una volta è possibile che siano scritti in italiano corretto, ma non vi ci abituate troppo. 

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Pay per Play? (Pubblicato il 15/03/2005)
Paolo Pugnetta si svegliò presto quella mattina, si fece in fretta la barba, si vesti e prima di uscire decise di godersi un’ultima partita ad Ikaruga. Non fece granchè, non gli riusciva proprio di concatenare tutte le chain in quel maledetto capitolo 2-1, così si stufò presto e dopo appena due ore fu fuori dalla porta. Nonostante si fosse comprato tutte le console sul mercato proprio non gli riusciva di non innamorarsi continuamente del retrogame.

Giunto al negozio, con un semplice cenno della testa fece capire il motivo per il quale era venuto a quella specie di nerd senza capelli che continuava a spiegare alle dolci mammine quali erano i giochi adatti per un dodicenne. Senza spiccicare una parola, quello prese una custodia da sotto il bancone e la mise vicino alla cassa, pronta ad essere imbustata. Pugnetta, però, scelse di farsi un giretto tra gli scaffali dell’usato prima. Era una sua piccola follia, amava prolungare il piacere dell’acquisto così come un buon amante sa fermarsi un attimo prima di raggiungere l’orgasmo. Poi, di scatto, si diresse alla cassa, pagò i suoi 20 euro e corse via.

Scartò con cura la scatola stando ben attendo a non rovinare l’adesivo che sigillava il tutto, sempre con la massima delicatezza lo attaccò all’interno, sotto il libricino delle istruzioni. Lo avrebbe sfogliato con calma dopo, con soddisfazione, ma in quel momento non desiderava altro che non fosse giocare. Inserito il disco nella TV cercò di ricordare a memoria il numero della sua carta di credito ma, non riuscendoci, si rassegnò a doversi alzare di nuovo, dispiaciuto di dover rovinare quel momento così sacro. Compilò il questionario di inizio gioco e rinunciò alla possibilità dei salvataggi infiniti che gli sarebbe costata solo 2 euro.

Dopo solo una settimana, l’avventura nella terra di Daziel non era molto lontano dal suo termine. Paolo aveva inserito il secondo CD ormai da parecchie ore e gli era persino passato il nervoso per quei 6 euro che c’erano voluti e che riteneva una cifra spropositata. Oltretutto, durante il gioco, si era tolto parecchi sfizi, ma non rimpiangeva nè di essersi comprato quel cappello enorme e così simpatico nè di aver aggiunto al suo armamentario la ‘Pietra Pazienza’, che aveva velocizzato parecchio la sua avventura non costringendolo a lunghi tragitti a piedi sulla mappa. Sì, erano stati proprio 4 euro ben spesi quelli.

Era giunto in una casetta di paglia nascosta in una foresta. Madama Saranda gli avrebbe consegnato l’unica arma in grado di sconfiggere Amelie. Paolo sapeva che non lo avrebbe fatto gratis e si aspettò di mettere di nuovo mano al portafogli. Mentre Saranda gli preparava un tè caldo, però, con sua grande sorpresa, questa gli spiegò che la scelta spettava a lui. Poteva pagare l’arco di luce e andarsene subito o poteva liberarla dai cento ‘spiriti burloni’ che le impedivano di dormire e lo avrebbe ottenuto come ringraziamento. Paolo non ci pensò due volte, uscì di casa e cominciò a sbrigarsela con quei mostriciattoli, a dire la verità, nemmeno troppo temibili. Erano tanti però, e ci sarebbero volute un paio d’ore buone di azione piuttosto ripetitiva. Così, tirando un sospiro di disgusto per la sua pigrizia, rientrò in casa e versò 4 euro nelle casse della vecchina. Poi ci fu lo scontro, un adrenalico combattimento che si concluse proprio con la sua vittoria, anche se in parte rovinata dall’obbligo di dover versare altri 3 euro per godere della sequenza finale in CG. Questo lo seccò assai, come tutti quei casi nei quali non era prevista l’opzione B. Comunque il gioco finì e la soddisfazione placò tutti i suoi dissensi.

Paolino ripose il gioco nella custodia. Pensò ai 20 euro che l’aveva pagato e prese un tubetto di vasellina dal comodino per cercare di alleviare il dolore, ma poi gli vennero in mente quelle centomila lire spese per 4-4-2 Soccer, a quell’unica partita di calcio che diventò sessantamila lire solo 24 ore dopo al suo negozio di fiducia, quando, umiliato dalla sua avventatezza, riconsegnò quel capolavoro. Se avesse potuto, pensò, all’epoca non avrebbe speso nemmeno un centesimo per il secondo tempo di quella partita e si sentì meglio nel credere che forse non era poi tanto male il presente…

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