NBA – gli Awards (che contano) 2014-2015

MVP – Steph Curry
Quest’anno la corsa all’MVP è stata decisamente più serrata del solito, con due giocatori pressoché alla pari (Curry e Harden), la coppia Anthony Davis e Russel Westbrook a produrre numeri semi-irreali ed il solito Lebron che quando gioca al top rimane il migliore di tutti.

L’argomento in favore del Barba è semplice: quante partite avrebbe vinto senza di lui?

Secondo il mitico Bill Simmons, (con cui concordo) la domanda da porsi quando si parla di Most Valuable Player è: cosa succederebbe alla squadra se si sostituisse il giocatore X con un pari ruolo medio?

Probabilmente i Rockets, con, che so, Aaron Afflalo al posto di Harden non avrebbero nemmeno fatto i playoff.

Perché Curry allora, che ha attorno una squadra ben più forte?

Essenzialmente per due motivi. Primo, l’unicità di Steph (in particolare la sua capacità di crearsi da solo tiri da tre) è il fondamento su cui si basa tutto il sistema d’attacco di Golden State.

Secondo, i Warriors hanno un differenziale punti negativo nei minuti in cui Curry è in panchina.

Avete capito bene, la stessa squadra che distrugge tutti (circa 12 punti per 100 possessi il differenziale, eccellenza storica) in media perde quando Steph sta in panca.

steph

Rookie dell’anno – Nikola Mirotic
La tanto decantata classe di rookies del 2014 si è rivelata meno impattante del previsto finora.

Jabari Parker si è rotto quasi subito, Wiggins mostra segnali di grande talento ma ancora non incide sui risultati di squadra (la peggiore nella NBA), Elfrid Payton idem, ed in più non sa tirare da più di un metro.

Sono anni che sostengo che la tendenza ad uscire prestissimo dal college sia più un male che un bene, visto che alle volte giocatori troppo acerbi si ritrovano fuori dalla NBA in fretta perché’ i Pro non hanno tempo di aspettare che il tuo gioco maturi.

Al college la pressione è minore, c’è più tempo per imparare e “ripulire” il proprio gioco dalle tante imperfezioni che uno ha quasi sempre da giovane.

Persino talenti fulgidi come Anthony Davis ci mettono due tre anni a sbocciare.

In questa ottica, è poco sorprendente che la mia scelta vada su Mirotic, che è rookie solo formalmente (ha 24 anni).

Il suo gioco è completo, e dopo un periodo iniziale di assestamento si è inserito benissimo nella rotazione dei Bulls, risultando spesso (come nel caso in cui Butler era fuori per infortunio) il migliore della squadra.

Dal mio punto di vista i numeri messi insieme da lui in una squadra da Playoff (e con compagni di livello) valgono più di quelli di Wiggins, che essendo circondato da pippe si ritrova (troppo preso) ad essere il fulcro della squadra.

Probabilmente (quasi sicuramente) il canadese in forza ai Wolves diverrà in futuro un giocatore migliore (e sicuramente si porterà a casa il trofeo), ma se dovessi decidere oggi per oggi prenderei il Montenegrino.

Difensore dell’Anno – Kawhi Leonard
Anche qui la mia scelta quasi sicuramente non combacerà con l’effettivo risultato finale (credo vinca Draymond Green), ma pazienza.

A penalizzare Leonard ci sono le relativamente poche partite giocate ed un inizio stagione lento causa infortunio e relativo recupero.

Se da un lato è vero che la flessibilità di Green, capace di difendere quattro posizioni ed a volte addirittura schierato centro, è la principale ragione (assieme alla presenza del sempre sottovalutato Bogut) della micidiale difesa di Golden State, Kawhi è semplicemente inumano quando sta bene.

Nelle ultime settimane in certi casi sembrava che San Antonio avesse sguinzagliato uno di quei mostri coi tentacoli dei porno giapponesi su un campo da basket.

Una cosa terrorizzante in grado di agguantare qualsiasi cosa nel raggio di tre metri.

Guardatevi le recenti vittorie degli Spurs sui Clippers e su Golden State per vedere cosa ha fatto patire a due anguille maestre di ball handling come Curry e Chris Paul. Roba da VM 18.

uspw_7205532

Coach Dell’Anno – Mike Budenholzer
Questo premio potrebbero vincerlo in tre, ed ogni scelta sarebbe condivisibile per diversi motivi.

Il miglior coach della NBA rimane Gregg Popovich, che nonostante l’immenso aiuto ricevuto negli anni dalla superstar più seria ed allenabile dai tempi di Bill Russel (parlo ovviamente del mio personale idolo pagano Tim Duncan) ed una dirigenza super professionale merita il riconoscimento.

Quando vinci 50 partite di stagione regolare per 16 stagioni di fila significa che hai qualcosa di davvero speciale, come la capacita’ di trasformare gli scarti degli altri (Danny Green tagliato da Cleveland) in prototipi della guardia “3 and D” (difesa e tiro da tre) più ricercata della NBA, o di farsi adorare dai propri giocatori pur urlandogli regolarmente in faccia male parole.

Bonus particolare: gli altri due principali candidati al titolo di allenatore dell’anno escono tutti da lunghe esperienze con Popovich e gli Spurs. Non credo sia un caso.

Altro candidato è ovviamente Steve Kerr, per una serie di motivi.

Il primo è che far fare ad una squadra il salto da “ottima” a “la migliore” è il passaggio più difficile.

In secondo luogo, Golden State non è “solo” stata la miglior squadra della regular season, lo è stata in modo dominante, con un differenziale punti al livello di squadre leggendarie e con il miglior attacco E la miglior difesa della lega.

Terzo, è stato incredibilmente umile e realista nel suo approccio, cosa non facile in un mondo di egomaniaci come lo sport professionistico americano.

Al posto che cercare di imporre a tutti i costi cambiamenti o affermare la sua personalità dominante, ha mantenuto quello che funzionava del sistema di Mark Jackson (la difesa) e si è circondato di assistenti di altissimo livello (esempio: Alvin Gentry).

Nonostante i due nominati qui sopra potrebbero benissimo vincere, la mia scelta va su Coach Bud per il semplice motivo che la sua squadra non ha una vera stella, ma ciononostante sono partiti in testa e sono rimasti in testa all’Est dall’inizio alla fine.

Senza mancare di rispetto a Millsap, Horford, Korver e compagnia bella, l’impresa ha dell’incredibile.

A breve le previsioni per il primo round dei playoff
@AndreaAlfieriNY

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...