Quello che non vale niente

Qualche anno fa, e le registrazioni di Ringcast sono lì a dimostrarlo, mi dichiarai piuttosto scettico sul possibile successo di nuove console portatili nell’epoca degli smartphone. Le stesse registrazioni mi danno torto in un sacco di altre occasioni, mortacci loro, ma non in questa. Sony non avrà il coraggio di rifarlo ancora dopo PSP e Vita e Nintendo, nonostante glielo si legga in faccia che vi odi tantissimo per averla costretta a tanto, ha accettato di schiodarsi un tintinnino dalle sue convinzioni per aprirsi ad un mercato che ok, non è il suo, ma rischia pure di rimanere l’unico nel quale cimentarsi.

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Quelli che dovranno prendere il nostro posto, i trentenni rincoglioniti di domani insomma, stanno crescendo giocando robaccia usa e getta che non costa niente, non prenderanno mai nemmeno in considerazione anche solo la possibilità di spendere 39,00€ per un singolo gioco da spilucchiare in vacanza o sulla metro. Non è più una questione di qualità, sempre che lo sia mai stata, ma di mercato. E non sono nemmeno peggiori di noi, smettetela pure di crederlo, questi giovani eroi moderni stanno crescendo rinunciando volontariamente a masturbarsi per 18 ore al giorno nonostante nessuno potrebbe impedirglielo. Semplicemente loro hanno il Plus che gli regala 6 giochi al mese e noi avevamo una paghetta per farcene bastare forse uno.

Credo che nemmeno Nintendo sappia ancora bene dove collocarsi in questo marasma di offerte, freemium, sconti e saldi e infatti non si colloca. L’accordo con DeNa sembra fatto di proposito per annusare il territorio. Vedremo delle versioni rivedute, abbreviate e corrette dei suoi brand e vedremo pure quanti soldi saranno in grado di farle guadagnare. Se qualcuno in futuro avrà ancora voglia di giocarsi uno Zelda vero su un portatile, quel portatile vorrà ancora comprarselo, Nintendo lo sa benissimo, ma quanti saranno tra 5 anni? Se si è messa a fare la corte alle vecchie non è solo per opportunismo o sciacallaggio, è anche perché sa benissimo che non ha ciechi nintendari di ricambio, deve crearsi il suo nuovo pubblico.

È un male? Sì, ma non perché Nintendo sceglie di piegarsi ai comuni mortali, di abbassarsi ai gusti del popolino e di inseguire la montagna invece di aspettarla. Male è quel simbolico valore di niente che il pubblico attribuisce a un prodotto digitale, male è Napster se non ti permette di ascoltare musica nuova ma solo di considerarla tutta senza prezzo e male è quel sorrisetto del cazzo di chi si chiede perché mai paghi ancora per un film o per una serie tv.  A questo dovrà sopravvivere Nintendo, non agli smartphone.

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