Sul diritto di voler essere normal

Non sono mai stato un vero hardcore gamer. Qualcuno ci resterà male, deluderò molti di quelli che mi hanno eletto a Dio dei videogiocatori professionisti, ma sono un giocatore di livello normal. Non una pippa come Tommaso De Birtulotti, quello no, ma un semplice giocatore con skill medie. Quando i giochi erano insopportabilmente difficili preferivo scopare e sarei ancora ancorato alle banalità della vagina se non fossero arrivati checkpoint e giocatori casual da accontentare.

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Ho provato a iniziare Majora’s Mask per 3DS e ho deciso di abbandonarlo. Non perché sia complicato, non lo è di fatto, ma perché proprio non c’ho voglia di esplorare un mondo alla scoperta della prossima missione da compiere. Adoro le scorciatoie dei videogiochi moderni, quelle indicazioni che banalizzano l’esperienza e di cui sento tanto parlare male, adoro che tutto l’extra venga lasciato solo alla follia e alla voglia di chi ne sente il bisogno. Con Driveclub ho uno strano rapporto di amore e odio, ma non riesco a perdonargli la mancanza di una strisciata a terra e dei rewind. Potrei imparare a memoria i circuiti, certo, ma perché dovrei farlo quando uno sviluppatore potrebbe impedirmelo? I rewind infiniti di Forza Motorsport sono il male, concordo, ma basterebbe limitarli in base alla difficoltà come fa una Codemaster qualsiasi per accontentare tutti. Vuoi la strisciata? Niente obiettivi stronzo. A me sta bene, non ho voglia di memorizzare piste farlocche, non me ne fotte degli obiettivi e possono pure darmi dello stronzo quanto vogliono ormai.

Con The Order ho azzardato il livello difficile, scelta saggia per la maggior parte del tempo e che probabilmente ha allungato di qualche minuto il brodo… poi è arrivato il penultimo scontro. Non ci ho perso la salute, avrò fatto sì e no una decina di tentativi prima di arrendermi, ma non c’è stato verso di superarlo se non abbassando la difficoltà a easy. Ho provato anche a normal eh, ma niente, da hard a easy senza passare dal via. Ancora mi rode il fegato, quello scontro era mal progettato se cozzava in modo evidente con tutto il resto dell’avventura, ma non c’ho più il fisico per farne una questione di orgoglio e incaponirmi per giorni sullo stesso stupido pezzo di gioco. Figuriamoci se ce l’ho per iniziare i vari Demon’s Soul o Dark Souls appisolati nella mia collezione.

Far contenti tutti contemporaneamente non è facile, neanche al cinema è riuscito spesso di fare grandi film d’autore per le masse, ma i videogiochi possono essere modellati, puoi permettere al giocatore di costruirsi addosso la sua avventura, perché rinunciare a un vestito tanto comodo per la gioia di pochi hardcore gamer sfigati? Dico sfigati perché sono un rosicone invidioso della bravura altrui, sia chiaro. Prenditi tutto, pure la mia dignità, le mie ricompense e la possibilità di una percentuale tonda, ma lasciami la scelta di seguire una strisciata a terra se voglio farlo.

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