Il produttore musicale: Stefano Riccò

Spazio a Marco Pecci con un’intervista al produttore e sound engineer Stefano Riccò, titolare del Dudemusic di Correggio.

Stefano nasce a Carpi nel 1971. Fonico e produttore artistico, collabora con la rivista Computer Music e vanta esperienze e collaborazioni con diversi nomi del panorama musicale tra i quali si segnalano Ligabue Luciano e Marco, ElisaZucchero, John LeckieChris ManningCorrado RusticiFabrizio BarbacciFabrizio SimoncioniMirco Limoni (Black Box)Rats, Frankie Magellano,  Andy WhiteDavid Frazer, Jason Olaine, Rigo Righetti, Niccolò Bossini, Altre di BUgo Gangheri, Salvatore Leggieri, Paolo Simoni, La Kattiveria, Frazzi, Stefano Belluzzi, e tanti altri.

 

Ciao Stefano, grazie per il tuo tempo. Parlaci di te, di come ti sei avvicinato al mondo musicale, con chi hai lavorato, quali esperienze significative ricordi?

Sono sempre stato appassionato di musica, suonavo la chitarra ma più che altro mi piaceva scrivere, arrangiare. Ho avuto la fortuna di poter fare da assistente a diversi fonici e produttori pazzeschi;  il mio primo maestro fu Mirko Limoni, dei Black Box;  ero all’inizio, lo guardavo lavorare, lo ascoltavo, entravo piano piano in un mondo nuovo.

Poi nel 2005 feci la mia prima esperienza importante: Nome e Cognome di Ligabue, dove ho lavorato con un mio idolo, Fabrizio Barbacci produttore storico dei Negrita; c’era anche un fonico di grande esperienza come Fabrizio Simoncioni e il coproduttore Luca Pernici. Il disco durò 6 mesi di duro lavoro, imparai tante cose belle e anche tante cose da.. non fare. Successivamente venne Elisa e fui affiancato a Corrado Rustici, una persona con una preparazione impressionante. Da Chris Manning durante Arrivederci Mostro oltre che trovare un amico ho appreso ciò che in USA chiamano “nuova scuola” cioè un metodo di missaggio basato su compressioni parallele.. cose che di solito non impari se non vai all’estero o se non lavori in una grossa città.   Il più grande che ho affiancato è stato John Leckie, produttore inglese che da ragazzo era assistente di studio per “Dark Side of the Moon”…lui era lì…  A Correggio lavorava 12 ore al giorno e sempre con il sorriso.. eccezionale.

Stefano Riccò Elisa
Stefano Riccò con Elisa

– Hai particolari tecniche di registrazione o missaggio di cui vai fiero? Ci puoi dire qualche cosa in merito?

Mah.. più che di tecniche di registrazione o di mix, l’aspetto di cui più vado fiero credo sia quello di rispettare la musica dell’artista con cui lavoro.   Spesso gli artisti storcono il naso quando si parla di produzione artistica, ma credo il motivo sia che incontrano produttori…invadenti, che in un certo senso credono di essere loro gli artisti.

Io produco Frankie Magellano (teatro canzone) e Altre di B (indie-pop).. se li ascoltate sono dischi molto diversi sotto ogni punto di vista, il mio approccio è diverso e deve cambiare a seconda delle esigenze della canzone.

 

– Visto che lavori a Correggio di fianco a Ligabue, qualche aneddoto che lo riguarda?

Luciano è una persona che ha fatto la gavetta, quindi è rimasto con i piedi per terra.. nella mia ingenuità la cosa che mi ha stupito di più nel lavorare con lui è stata il vedere quanto si fa il culo.. lavora tantissimo, è preparato, non trascura nessun dettaglio.  Altro che “money for nothing and chicks for free”, lui è un professionista incredibile.

 

Andy White, John Leckie, Stefano Riccò
Andy White, John Leckie, Stefano Riccò

– Sei anche il produttore di “The Fermi Paradox”, il progetto con David Rhodes, Giovanni Amighetti, Roger Ludvigsen e Paolo Vinaccia basato sulle ricerche di Vallisneri al JPL. In che modo ti sei avvicinato a questa produzione?

E’ stato grazie a Giovanni Amighetti. Con lui abbiamo un progetto insieme, AOF (Art Of Frequency), collaboriamo spesso, e quando mi ha parlato di questa possibilità non ci ho messo molto ad accettare.  E’ tutto molto stimolante:  innanzitutto si lavora con grandissimi musicisti, poi il lavoro si ispira e ha il chiaro intento di rappresentare questioni di..astrofisica, quasi un concept album.  Infine si lavora con un metodo creativo particolare, con tanta sperimentazione.

 

– Quale approccio hai tenuto alla registrazione e al mix?

Siamo partiti da suoni molto naturali, cercando di valorizzare al massimo il sound dei singoli musicisti. Le session di registrazioni erano per lo più improvvisazioni  (anche se si partiva sempre da “un tema” o uno spunto pensato in anticipo da qualche membro della band) per questo motivo una volta che ogni singolo musicista era ..a suo agio e con un buon sound, il più era fatto. La band suonava tutta insieme ed è lei a creare la magia di certe ambientazioni, sperimentazioni.  Le chitarre raramente sono utilizzate in modo tradizionale; soprattutto David tendeva spesso a creare “mondi” e “atmosfere”, con l’utilizzo di effetti ha fatto cose incredibili.

David Rhodes, Stefano Riccò, Roger Ludvigsen, Paolo Vinaccia, Giovanni Amighetti
David Rhodes, Stefano Riccò, Roger Ludvigsen, Paolo Vinaccia, Giovanni Amighetti

– E’ stata una bella sfida?

E’ il modo opposto a cui sono abituato a lavorare. Di solito quando produco ho un’idea molto chiara in testa sin dall’inizio e questo mi permette di lavorare parecchio sui suoni già in fase di registrazione, lavorando sul suono con outboard analogici prima che esso venga convertito in digitale. Inoltre lavoro molto su accordature degli strumenti acustici soprattutto la batteria.

Siccome questo disco parte da sessions di improvvisazioni, un po’ come spesso si faceva negli anni ’70,  non era certo possibile sapere in anticipo dove si andava a finire.. quindi ho agito meno sui suoni lasciando tutto molto naturale.

 

– So che hai registrato il disco blues di Faris Amine “Sahara to Mississippi ” che abbiamo trattato anche in queste pagine, ce ne puoi parlare?

E’ stata una esperienza incredibile, la mia prima su questo territorio musicale. All’inizio ero spiazzato, ma poi mi sono avvicinato alla musica Tuareg e la apprezzo molto.

Faris è un grande artista, di una sensibilità unica, è stato un lavoro in cui ha giocato un ruolo fondamentale la produzione artistica di Giovanni Amighetti, che aveva una visione chiara dell’obiettivo sonoro da raggiungere.

 

– E in quali altre produzioni stai lavorando?

E’ appena uscito un nuovo album prodotto da me e Luca Galloni, è di Frankie Magellano ed è totalmente dedicato ai testi di Pier Vittorio Tondelli;

Tra breve consegno un album jazz di Andrea Padova, che ho registrato e missato per Jason Olaine (produttore del Lincoln Jazz Center di New York)

Qui in studio sto lavorando come fonico al nuovo album di Pier Bernardi che vede la presenza di musicisti come Ace (Skunk Anansie)Michael Urbano (Ligabue) ed altri big.  Sto producendo una band di Carpi dal nome L’Eco del Bardo, e insieme a Marco Montanari lavoriamo su una giovane cantautrice bravissima, Sara Rosaz.

Forse un po’ troppe cose tutte in una volta!

Chris Manning, Stefano Riccò
Chris Manning con Stefano Riccò

 

 

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