Review: Lara Croft e la tomba di Osiris

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prima ancora di TFP, ci fu un altro uomo che ebbe il coraggio di farmi scrivere: Gurendaiz per il suo Gameplus. Poi mi sarei pure stufato presto di scrivere solo recensioni, ma nessun pazzo mi avrebbe concesso di farlo con tanta libertà sia espressiva che di giudizio. Arrivarono anche le prime valanghe di insulti, le peggiori per aver criticato quella truffa ignobile che fu Project Dark Zero, ma è stata una gran bella esperienza, mi ha fatto conoscere persone interessanti ed è proprio grazie a Gameplus che ho realizzato uno dei miei sogni della vita: il viaggio in Giappone. Ci sono anche tornato con gente meno alcolizzata per vederlo meglio, non posso negarlo, ma sicuro non avrei conosciuto le dieci zoccole migliori del mondo. Gameplus è ripartita e per rispetto ai bei tempi mi è stato chiesto di scrivere una recensione, questa, e io ve la giro per dovere di cronaca e perché lo sapete che in casa Iuvara non si butta mai nulla. 

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Lara Croft e il Tempio di Osiride

Con la serie principale persa da anni ad accoppiarsi con le moderne avventure alla Uncharted, di Tomb Raider, di quello vero, restava in piedi solo qualche vivido ricordo prima che Guardian of Light, l’esperimento isometrico della saga, si affacciasse alle finestre dei fan più affezionati. C’erano le idee, c’erano enigmi interessanti, c’era l’intelligente cooperazione tra due giocatori, un successo su tutta la linea insomma. Lara Croft e il Tempio di Osiris è invece una porcheria, la peggior offesa a Lara Croft dai tempi di Eugenio Finardi.

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IL TEMPIO DELL’IMMONDIZIA
Quella su cui ho messo le mani, al prezzo neanche troppo economico di 40 carte pupazzino compreso, è la versione PC e nemmeno ci ho provato ad affrontarlo da solo. Cercavo un gioco di vera cooperazione tra amici ed è quello che voglio giudicare nonostante in singolo siano tante le differenze anche strutturali dell’avventura. A seconda del numero di giocatori, infatti, gli enigmi cambiano forma e sostanza ma in 4 troppo frequentemente si deve semplicemente aspettare che altri due portino a compimento il proprio dovere. Il gioco non era pensato per quattro capocce, è fin troppo evidente, e la trasformazione in corsa non ha certo giovato a nessuno. Il Tempio di Osiris è anche un prodotto partorito troppo in fretta, per nulla rifinito, affatto bilanciato, capace di riproporre più volte nelle poche ore di gioco (4/5) un inguardabile boss coccodrillo con parrucca.

CONTINUA

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