Il Paradosso di Fermi e due chitarre elettriche

Giovanni Amighetti, diario di produzione

La scorsa settimana eravamo a registrare un nuovo lavoro legato ai temi della astrofisica attuale in collaborazione con il ricercatore del JPL di Pasadena Michele Vallisneri.

Il progetto consiste nel mettere in musica alcuni concetti e “ambienti” dell’attuale ricerca spaziale. Il gruppo di lavoro oltre a me ai synth analogici include il chitarrista e cantante inglese David Rhodes, il percussionista italiano ma trasferitosi ad Oslo sul finire degli anni ’70 Paolo Vinaccia e il chitarrista Sàmi norvegese Roger Ludvigsen. La produzione é curata da Stefano Riccò.

Concettualmente partivamo dal presupposto di quanto si possa dire come “risposta alle grandi domande” basandosi su quanto é stato effettivamente scoperto scientificamente o collegando alcune teorie, evitando invece il classico nella storia dell’uomo “è così perché me lo ha detto Dio o l’ho letto su un libro che ovviamente é stato ispirato da Dio”.

Quanto conosce effettivamente ora la razza umana dell’ambiente che la circonda?

Quali teorie inoltre si stanno evolvendo?

 

New view of the Pillars of Creation — visible
I “Pilastri della Creazione”

 

Una prima fase é stata nel porre l’essere umano geograficamente nel Cosmo, le dimensioni della Terra del Sole e di altri corpi celesti, la distanza tra questi, tra i sistemi stellari, tra le Galassie.

Quindi alcuni brani descrittivi di diversi ambienti, sino all’attuale scoperta di diversi esopianeti e le condizioni che potrebbero determinare la vita su questi.

La natura del Tempo, la relatività dello stesso.

Le problematiche del viaggio interstellare i diversi gradi di civilizzazione ed il modo in cui dovrebbero utilizzare e produrre energia.

Ma la tematica che é uscita e che darà una certa connotazione al lavoro é il cosiddetto “Paradosso di Fermi”. Ovvero se le civiltà evolvono e anche in tempi relativamente brevi come mai non siamo mai venuti in contatto? Possono esserci diverse risposte ma il Paradosso verte sul possibile motivo che le civiltà arrivate ad un certo grado e prima di poter accedere al viaggio interstellare si autodistruggano, sostanzialmente consumando il loro pianeta di origine e quindi loro stesse.

Musicalmente abbiamo cercato di evitare la solita equazione Spazio=elettronica digitale, legando invece molto il sound complessivo alle due chitarre.

E non é stato troppo difficile, David Rhodes é “il” chitarrista di Peter Gabriel ed ha sempre fatto dell’innovazione sonora e stilistica una bandiera, Roger Ludvigsen é il principale compositore delle musiche della band di Mari Boine, ed a sua volta tra i primi a portare in Europa quel sound caratteristico norvegese a metà degli anni ’90, ripreso pesantemente da Ecm e compagnia. Roger ha utilizzato anche un Erhu elettrico autocostruito per le parti di cello.

Per i sintetizzatori li abbiamo tenuti appunto più ai margini, con il ruolo di formare bassi profondi e textures, e siamo stati su synth vintage anni ’70 e primi ’80… Prophet, Arp, Moog.

Per le percussioni abbiamo lasciato stare l’elettronica e siamo invece andati su un suono organico con Paolo Vinaccia, batterista italiano che lavorando da decenni in Scandinavia ha ottenuto quella solidità sul tempo tipica degli scandinavi pur mantenendo creatività e gusto italiani. Un grande musicista in Italia non abbastanza conosciuto per i soliti giretti di amicici legati alla musica jazz nostrana temo.

La produzione é stata curata da Stefano Riccò al Dudemusic di Correggio nell’ottica di mantenere il feel live delle composizioni.

Paradox
Roger Ludvigsen, Giovanni Amighetti, David Rhodes, Pier Bernardi e Paolo Vinaccia in un momento di relax presso Connektica. Foto di Gilbert Cerbara

 

Visto il concept di mantenere una relazione tra storia umana e posizione nel cosmo abbiamo avuto in studio diversi ospiti.

Marco Bellini suona la ghironda, strumento la cui origine si trova già dal XII secolo  e che ben bilancia l’elettrica ed elettronica del ventesimo e ventunesimo.

Faris Amine, musicista di origine tuareg, porta un diverso punto di vista  ai testi e Pier Bernardi completa il quadro con un approccio piuttosto seventies al basso in alcuni brani.

 

Ghironda
Ghironda

Quindi cerchiamo un ritorno al concept album, a musica che voglia un certo tempo e magari un buon impianto audio per essere ascoltata e possa magari aiutare ad una diversa visione della “condizione umana”.

arp, sequential circuits
arp, sequential circuits

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