GTA 5 non è il mio capolavoro

Prima di Ringcast, di Babel e del porno con animali, Ivan Fulco (credo non fosse ancora tanto vecchio a quei tempi, preistoria proprio) venne da me e, parola più parola meno, mi disse: “Caro Vincenzo, riconosco nella tua fine e aggraziata scrittura la pulizia espressiva di Hemingway, la musicale poetica di Isabel Allende e lo struggente realismo di Dickens, perché non fai prezioso dono al mondo della tua sbalorditiva qualità dialettica con una serie di editoriali per The First Place?” E io accettai, con l’ingenuità e l’umiltà tipica di chi ha un pene di 48 centimetri e cominciai a scrivere Politically Qualcosa, rubrica che mi valse dozzine di riconoscimenti e donne innamorate. Il Punto Ludico è più o meno la stessa cosa, cadenza settimanal/quindicinale se non mi scoccio prima.

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GTA 5 non è il mio capolavoro
È da innamorato di GTA 4 che scrivo queste righe. Ancora non riesco a togliermi di dosso la rabbia feroce contro chi si era preso mio cugino e credo che non mi riprenderò mai dallo shock di quel colpo di scena. GTA 4 era difettoso, sporco, infinitamente più grezzo di quest’ultimo capitolo ma non c’è un solo motivo che mi fa preferire l’avventura di Los Santos.

Quella di GTA 5 è ancora un’ottima storia, i suoi protagonisti sono ben caratterizzati e raccontati con la solita qualità di dialoghi e intermezzi, ma io non sono e non sarò mai nessuno di loro. Né Franklin, il negro che vuole uscire dal ghetto uccidendo la qualsiasi, né Michael, l’ipocrita padre di famiglia che cerca la tranquillità e la pace nel suo passato criminale, né tantomeno Trevor il pazzo. Dei tre in realtà è proprio a Trevor il pazzo che mi sono affezionato maggiormente. Affetto che non l’ha comunque risparmiato.

C’erano questi tre tizi, presi dalle loro storie tutte piene di sangue e auto di corsa, e poi c’ero io che li guardavo da lontano, da spettatore. E invece Niko non era un personaggio lontano, era il mio culo pigro messo di fronte alla sorte avversa, era il mio benessere che faceva a pugni con un’infanzia difficile e un futuro impossibile. Sono stato quello slavo crudele perché lui voleva essere migliore o quantomeno poteva esserlo se io fossi stato abbastanza bravo nel guidarlo.

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Franklin, Michael e Trevor guidano invece per la loro strada, non importa dove io voglia condurli, sono personaggi squallidi senza possibilità di redenzione, non importa quello che dicono o vogliono far credere al mondo. E io non sono squallido, mi piace cullarmi nella certezza di essere migliore di loro.

GTA 5 è un ottimo gioco, così come lo era il terzo episodio, perfetto per pasticciare con un mondo pulsante ed enorme, ma è solo quello e da Rockstar mi aspetto di più e di meglio.

 

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