Videogiochi al mercato del pesce

Prima di Ringcast, di Babel e del porno con animali, Ivan Fulco (credo non fosse ancora tanto vecchio a quei tempi, preistoria proprio) venne da me e, parola più parola meno, mi disse: “Caro Vincenzo, riconosco nella tua fine e aggraziata scrittura la pulizia espressiva di Hemingway, la musicale poetica di Isabel Allende e lo struggente realismo di Dickens, perché non fai prezioso dono al mondo della tua sbalorditiva qualità dialettica con una serie di editoriali per The First Place?” E io accettai, con l’ingenuità e l’umiltà tipica di chi ha un pene di 48 centimetri e cominciai a scrivere Politically Qualcosa, rubrica che mi valse dozzine di riconoscimenti e donne innamorate. Il Punto Ludico è più o meno la stessa cosa, cadenza settimanal/quindicinale se non mi scoccio prima.

steamsale

 

 

Videogiochi al mercato del pesce.
Ci sono persone al mondo, almeno così mi hanno raccontato, che nemmeno hanno i soldi per comprarsi tutti i videogiochi che vogliono ogni mese e che quindi sono costretti a fare delle scelte dolorose. Che poi la maggior parte di loro li gioca/compra lo stesso tutti, solo con tempi e modalità diverse. Ma i videogiochi costano davvero così tanto? Proprio no e, paradossalmente, potrebbe diventare presto un problema.

Che il prezzo dei videogiochi sia quello che meno ha risentito nei secoli dell’inflazione è un dato di fatto. A 15 anni, quando passai dal C64 alla PSX (eh, leggevo tanto io) scoprii che non si vendevano solo nelle compilation in edicola ma che potevano costare anche 100.000 lire a botta. Troppo per il me giovane, troppo anche per mio padre che mai avrebbe sganciato tutta quella grana se non per vedermi scopare con qualche zoccola, ma cifra che negli anni è cambiata relativamente poco.  Relativamente, dico, perché a pagare i videogiochi a prezzo pieno oggi ci si sente quasi dei pirla.

Non so dire se tutto ha avuto inizio con Steam, sicuro è vero per quanto mi riguarda, ma le offerte si sono decuplicate oggi e un paio di settimane post lancio sono più che sufficienti per godersi le novità anche al 50% del loro prezzo originario. Ma pure gli smartphone hanno contribuito, hanno venduto per anni l’idea che sopra i 99 centesimi si stia spendendo una fortuna e tornare indietro non è mai facile, meglio sporcarsi le mani con la formula freemium e sperare che di polli da spennare ce ne siano abbastanza. E non ce ne sono, temo, considerando che per ogni clamoroso successo son pieni i market di deprimenti fallimenti.

Dovrebbe essere un bene, in parte lo è di certo, più persone possono permettersi di videogiocare e maggiori saranno i profitti per le software house che decidono di rischiare. Ma non è detto che lo sia. Se è vero che è aumentato enormemente il numero di titoli acquistati (e spesso non giocati) all’anno, è anche vero che sono in tanti, me compreso, ad aver abbassato drasticamente la soglia tollerabile di spesa massima per singolo acquisto. Arriveranno i saldi, arriveranno i codici, arriverà il Plus o il Live, basta aspettare con pazienza e le cifre diventeranno presto ridicole. Ridicole, non basse.

Ma se si vuol bene ai videogiochi non si può guardare con indifferenza un capolavoro costare meno di un quotidiano. Perché muore uno sviluppatore per ogni commento  sull’Apple Store di gente incazzata per quello che non è gratis. Perché non me ne è mai fregato un cazzo di sapere se i videogiochi sono arte, ma sicuro non sono merda e come tale non vanno trattati.

Un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...