I poveri DLC brutti e cattivi

Prima di Ringcast, di Babel e del porno con animali, Ivan Fulco (credo non fosse ancora tanto vecchio a quei tempi, preistoria proprio) venne da me e, parola più parola meno, mi disse: “Caro Vincenzo, riconosco nella tua fine e aggraziata scrittura la pulizia espressiva di Hemingway, la musicale poetica di Isabel Allende e lo struggente realismo di Dickens, perché non fai prezioso dono al mondo della tua sbalorditiva qualità dialettica con una serie di editoriali per The First Place?” E io accettai, con l’ingenuità e l’umiltà tipica di chi ha un pene di 48 centimetri e cominciai a scrivere Politically Qualcosa, rubrica che mi valse dozzine di riconoscimenti e di cui purtroppo non conservo più alcun file. Ivan me ne ha ritrovati tantissimi e presto ve li giro che sembro meno scemo se letto a posteriori. E insomma, Il Punto Ludico è più o meno la stessa cosa, cadenza settimanal/quindicinale se non mi scoccio prima.

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I poveri DLC brutti e cattivi
Quando i videogiocatori si scelgono un nemico è difficile che mollino la presa. E non gli fai mica cambiare idea eh, neanche i calci volanti di Chuck Norris potrebbero riuscire nell’impresa. Qualche anno fa si sono riuniti tutti in uno stanzino e, ai voti, hanno deciso che ai DLC non bisognava rivolgere la parola perché crudeli, perché puzzavano e perché troppo attaccati ai soldi. Ma i DLC non sono il male, non sempre almeno. Vediamo di smontare alcune delle critiche più ricorrenti.

I DLC ci rubano contenuti. Falso, o almeno non sempre e necessariamente vero. Probabilmente qualche costumino in meno vi è toccato, non posso negare il contrario, ma i videogiochi moderni mi sembrano tutto fuorché privi di contenuti. Che qualcosa sia presente su disco e non disponibile da subito non dimostra affatto che vi è stato tolto, ma solo che il mercato si è riorganizzato su vendite dilatate nel tempo. Probabilmente lo sviluppo dei DLC avviene contemporaneamente al gioco principale, con personale extra che altrimenti non esisterebbe nemmeno, proprio non ha senso pensare che tutto quello che viene proposto oggi sarebbe finito su disco 10 anni fa.

I DLC ci rubano i soldi. Falso, dannatamente falso. Lo so che è difficile da credere, ma quando cacciate la grana state comprando esattamente quello che vi stanno vendendo, questo a prescindere da quanto materiale sarà disponibile per lo stesso titolo in futuro. Nessuno vi obbligherà a comprare DLC puntandovi una pistola alla testa, siate forti e comprate solo quello che vi interessa per quanto possa sembrarvi disumano e innaturale. Quelli peggiori al massimo offrono scorciatoie alle pippe con poco tempo libero a disposizione, ma di solito siamo lontani dalle strutture a ricerca  di moneta dei freemium. Tutto è comodamente accessibile come ai vecchi tempi, solo che ai vecchi tempi “comodamente” equivaleva a farmare per 200 ore dentro una foresta di scoiattoli per procurarsi una spada di legno marcio.

I DLC costano troppo. Dipende ovviamente. Nintendo con Mario Kart 8 ha dimostrato che si può essere onesti pur proponendo contenuti di qualità, ma in questi anni si è assistito a troppi alti e bassi per trarne un giudizio definitivo. Ancora una volta, però, basta informarsi per non lasciarci le penne. E sono quasi sicuro che buona parte degli sconti/offerte arrivati anche su console dipendano proprio dalla possibilità, nemmeno troppo remota, di continuare a immagazzinare liquidi con un titolo venduto e archiviato da anni.

I DLC si trombano le nostre mogli. Oh, questo non lo so, chiedete a loro.

Non voglio sostenere che il mondo sia un posto migliore solo perché oggi i giochi si possono arricchire e perfino migliorare con pass e giga da scaricare, di zozzeria se n’è comunque vista parecchia nonostante il trend sia a mio avviso orientato verso la qualità,  ma è innegabile che i DLC possano essere la risposta per un’industria sempre più bisognosa di profitti e magari anche un’alternativa valida ai seguiti annuali. Fortuna che i videogiocatori non cambiano mai idea e che sono i campioni del mondo del razzolare male.

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