Il lavoro del Produttore

Spazio a Marco Pecci con un’intervista a Giovanni Amighetti. Giovanni é un produttore musicale italiano che ha lavorato in giro per il mondo con tanti artisti e case discografiche. Ha anche scritto alcuni articoli tra il serio ed il faceto per vitoiuvara.com che trovate con il tag “Lezioni di musica”!

 

Ciao Giovanni, in Italia ti conoscono soprattutto per l’esperienza con Realworld, la casa discografica di Peter Gabriel, qualche ricordo in particolare?

Ciao Marco sì con gli artisti Realworld ho lavorato da metà anni ’90. C’era stato un certo boom della world music dopo il disco Passion di Peter Gabriel che aveva portato molti ad investire nel genere, che poi in realtà un genere musicale non é. Ricordi piacevoli sicuramente il disco dei Terem Quartet che ancora oggi loro considerano come il lavoro migliore come suoni e dove avevo inventato qualche tecnica di ripresa piuttosto particolare, diverse cose in studio e live con Ayub Ogada tra cui il concerto a Roma di fronte a 500.000 persone anche se preferisco situazioni più a contatto con il pubblico. Ad esempio c’é questo piccolo locale a Torino, il Folkclub, con un pubblico molto attento e interessato. Dopo un concerto lì e aver passato la notte in qualche bar/pub della città alle sei di mattina siamo partiti io e Ayub alla volta di Roma per quel concerto al Colosseo, con Mari Boine con noi che le davamo uno strappo all’aeroporto con la mia vecchia Y10. Eravamo un po’ stanchi in realtà Ayub dormiva e Mari cantava all’alba quei suoi joik con quella voce molto piena, momenti magici. Bei ricordi anche il lavoro con Guo Yue e Helge sulle Alpi per le riprese di Shan Qi con il giovane regista Giacomo Talamini, le registrazioni a Oakland con Fred Frith,  un concerto a Lisbona in piazza centrale con Ayub, Taj Mahal e i fantastici suoni di Geir Ostensio.

Meno piacevoli la scazzottata tra il “trio” di super chitarristi americo-spagnoli a Box.

Sei principalmente un produttore musicale, in cosa consiste questo mestiere?

Temo in Italia ci sia ancora una certa confusione riguardo il lavoro di produttore, confondono Brian Eno con Cecchi Gori e succede ancora che mi chiamino musicisti pensando che gli finanzi i dischi o le registrazioni quando non é il mio compito, non sono una casa discografica. Il mio lavoro é quello di fare sì che le idee dei musicisti diventino opere compiute come recording mix e master o per spettacoli live. Sono il responsabile della qualità artistica, tecnica e organizzativa del “prodotto”. O sono le case discografiche stesse che mi commissionano un dato lavoro con musicisti per avere garanzia del risultato. In genere collaboro con fonici ed é importante siano bravi ed attenti, posso anche realizzare da solo ma in genere il binomio produttore-fonico porta a risultati migliori.

Spesso mi devo anche occupare in parte o in toto degli arrangiamenti, delle sonorità degli strumenti, a volte anche della composizione.

Quindi cosa suggerisci a musicisti che volessero servirsi del tuo lavoro?

C’é per prima cosa una netta selezione, ad un certo livello e visto che non mi piace realizzare produzioni pop farlocche servono musicisti che sappiano suonare, abbiano idea del suono che esprimono, sappiano andare a tempo in uno studio ed abbiano una mentalità aperta.

Inoltre nel mercato musicale attuale serve che vengano con un’idea, che non si aspettino che sia la casa discografica ad inventare il successo, da tempo non é così e non lo é mai stato nelle produzioni musicali non per ragazzine tredicenni.

Avere un’idea significa “perché mai il mondo vorrebbe ascoltare la mia musica?” che se la risposta é perché ti piace o hai pretese artistoidi tanto vale che te ne stai a suonare in garage.

Inoltre é da tenere  conto che se tu hai una certa qualità non é detto che il “tuo” musicista amico/moroso-a/idolo del paese l’abbia anche lui. Gli unici lavori che ho quittato sono stati quelli con tentativi di imporre musicisti scarsi amici.

Il mercato musicale di oggi?

E’ incredibile ma ci sono ancora case discografiche che fan le furbine, si piangono addosso, aiuto l’internet.

In realtà il mercato attuale é molto dinamico e ci sono molte più opportunità di un tempo per gli artisti emergenti.  E’ importante avere idee e pensare in modo globale, non provinciale o nazionale. Per i musicisti italiani vorrei ricordare che “l’Italianità” della loro musica nel mondo viene vista come un pregio, quindi smetterla di tentare di imitare con scarso successo i propri idoli americani o inglesi rock blues jazz. Tirate fuori l’originalità che é in voi!

Le produzioni che hai trovato più difficoltose?

Quelle che si distanziano da un certo modo di far musica legato alla sperimentazione o qualità sonora. Ad esempio andar dal vivo con Nintendo a “suonare” il Wii per il loro Wii Music, sorta di mix tra sacro e profano… o capire quale fosse l’idea giusta iniziale in una produzione con Casadei Sonora che ridesse credibilità culturale alle ottime composizioni di Secondo Casadei pre-guerra.

E su cosa stai lavorando ora?

In questo momento sono su una produzione con Pier Bernardi, Ace che é il chitarrista degli Skunk Anansie e il batterista Michael Urbano con sound engineer Stefano Riccò al Dudemusic di Correggio. E’ un disco tra rock e contemporanea, molto interessante, e Pier é un buon creatore di mood e groove oltre ad avere un’ottima tecnica. E’ il suo primo lavoro solista, basato su sue composizioni.

Ho finito quest’estate una produzione di musica Tuareg alle origini del blues con Faris Amine dei Tinariwen e Leo Bud Welch. Il disco esce ad inizio 2015 per Reaktion e Wrasse Records.

A fine anno ed inizio 2015 ho una produzione piuttosto filosofica con David Rhodes, un lavoro con gli Art Frequency dove invece suono soltanto i synth ed é prodotto da Stefano Riccò e alcune registrazioni con il contrabbassista di Moni Ovadia Luca Garlaschelli su temi della Prima Guerra Mondiale. A breve esce un lavoro tra classica contemporanea e jazz dove suono con Tiziana Ghiglioni e Angela Benelli: Akai Seta No Namida. Sempre a Novembre seguo anche il tour degli americani Genesis Piano Project.

I Genesis Piano Project li conosco e li ho intervistati. Quindi ti sei dato anche tu alle tribute band?

No, non penso proprio. E’ che in Italia nei vari tentativi di portare il paese verso abissi culturali sono riusciti a propinare Giovanni Allevi come il nuovo Mozart o il nuovo Chopin. Può essere interessante invece proporre una musica comunque classica come forma di concerto basata però su composizioni  di maggiore complessità e un certo tipo di melodie europee che hanno colpito nella seconda metà del secolo scorso. Angelo e Adam, i due ragazzi di New York, sono molto bravi, riescono a ricreare atmosfere ed arrangiamenti dei primi lavori dei Genesis ma di fondo resta un progetto originale di musica contemporanea, non una cover band.

E infatti con loro registriamo prima durante il tour e poi vedremo per un disco, cosa che con delle tribute band non avrebbe alcun senso.

Genesis Piano Project
Genesis Piano Project

Qualche musicista con cui hai creato risultati che ritieni molto buoni?

Devo proprio?

Ok ma é un modo per farsi nemici.

Chi mi viene in mente ora ma ne dimenticherò: Roger Ludvigsen, David Rhodes e Fred Frith chitarre, Helge Norbakken Fulvio Maras Paolo Vinaccia e Joji Hirota percussioni, Claudio Ferrarini e Guo Yue flauti, Wu Fei guzheng, Gjermund Silset contrabbasso, Mari Boine Ayub Ogada e Tiziana Ghiglioni voci, Carla Kihlstedt e Angela Benelli violini, Geir Ostensio, Stefano Riccò, Bruno Cimenti ingegneri del suono.

E segnalo con piacere il saxofonista Fiorenzo Tassinari, ho lavorato con diversi jazzisti italiani che se la tirano un po’, fan gli artisti, e i musicisti “del liscio” vengono invece chiaramente snobbati. Spesso a ragione ma in alcuni casi come per Fiorenzo ma anche Moreno Conficconi a torto, totalmente a torto. Fiorenzo é un grandissimo strumentista, direi il miglior sassofonista italiano.

Hai ascoltato ultimamente qualche musicista che ritieni interessante e non é ancora conosciuto al pubblico?

Mi ha impressionato per energia e gusto una performance live della cantautrice calabrese Maria Teresa Lonetti, forse potrebbe focalizzarsi ulteriormente ma é una grande interprete di musica mediterranea. Fuori Italia sono rimasto colpito dal lavoro del batterista inglese Nigel Sanders di Stage One. Sono in contatto con lui ed é possibile collaboreremo nel prossimo futuro. E’ un batterista rock dalle ritmiche però molto complesse che non appesantisce mai troppo le figure. Va verso lo sperimentale ma resta sempre molto solido. Davvero bravo.

Pier Bernardi e Ace (Skunk Anansie)
Pier Bernardi e Ace (Skunk Anansie)

 

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