Cartoni della Sfiga: Bun Bun

Esiste un secondo tipo di Cartone della Sfiga: quello con la sfortuna dentro. Non è difficile creare una storia disgraziata, prendi la protagonista e gli ammazzi la madre in qualche modo, ma tutt’altra cosa è se vuoi che ogni puntata sia una sofferenza infinita. Bun Bun, vedremo, ha pure un lieto fine, ma guardarlo da bambino era divertente come crescere nella tana delle tigri.

Kibi, questo il vero nome del cucciolo, viene separato dalla madre e abbandonato lungo un fiume. Esatto, la madre è ancora viva. Lontana, chissà dove, ma viva. Kibi viene trovato da un cane con i baffi ciccione e anziano, Nora, che sulle prime prova a liberarsi del fastidio e successivamente decide di prendersi cura di lui. Per dispetto gli affibbia però il soprannome di Bun Bun. Le loro giornate trascorrono felici tra randagi che vogliono sbranarli e Scott, un uomo minaccioso che li insegue costantemente. Poi un giorno Bun Bun decide di andare a trovare la madre e con lui vanno Nora e Ponta, un cane domestico che i padroni hanno preso a pedate perchè puzzava o la faceva sul tappeto.

Gira che ti rigira i tre arrivano al ranch di Scott dove scoprono che l’uomo fa parte di un’associazione criminale invischiata nei combattimenti tra cani con collegamenti in Alaska dove le bestie vengono fatte combattere contro gli orsi bianchi. Il padre di Bun Bun, Jack, è morto proprio combattendo contro un orso (e un genitore dovevamo ucciderlo, ci spiace, è il regolamento). Scott vende la madre a un altro stronzone galattico, Smith, e il povero Bun Bun non riuscirà ad incontrare la madre che si allontana su una mongolfiera.

 

Ma arriva il colpo di scena. Una scimmia vuole distruggere l’uovo di un’aquila e i cani riescono a impedirlo (don’t ask) così, per ricompensa, vengono condotti dove è stata vista precipitare una mongolfiera. Mamma e figlio si incontrano e possono vivere felici e contenti per tutta la vita. Che non c’è rimasto moltissimo essendo dei cani, ma pazienza.

3 comments

  1. Mamma mia quanto lo odiavo. Lo stile di disegno mi faceva schifo e speravo sempre che ‘sti cavolo di cani facessero una brutta fine.

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